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“Cantico del mare”: le contaminazioni mediterranee nel progetto musicale di Manuela Ragusa e Mario Pierno

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Manuela e Mario, due artisti che si incontrano e danno origine ad un progetto musicale che dal 2019 si sta facendo conoscere ed apprezzare in Sardegna. Due entità dal background dissimile ma complementare, hanno creato “Cantico del Mare”.

Manuela Ragusa, la voce: parte dal teatro. Dal 2011 si esibisce con varie compagnie e associazioni culturali come attrice freelance. Ma c’è altresì la passione per il canto: per 8 anni come “boghe di punta” nel coro Actores Alidos (partecipando come corista nel tour di Vinicio Capossela) per poi immergersi nel pop, rock, in musical e sperimentazioni vocali con loop station. Ad oggi frequenta il corso di canto lirico al Conservatorio di Musica di Cagliari.

Rimango in ambito teatrale – dice – perché ancora oggi collaboro con varie compagnie locali e non solo. Rivesto sia il ruolo di attrice che quello di cantante, aderendo così a vari festival ed eventi nazionali e internazionali”.

Si trattiene un istante Manuela, prima di riprendere a rammentare di sé: “Ad un certo punto del mio percorso ho iniziato a fare uno studio particolare e sperimentale sull’utilizzo della voce – aggiunge quasi con timidezza – che, tra l’altro, mi ha portato nel 2017 ad iscrivermi appunto al Conservatorio di Musica di Cagliari, nel corso di Canto Lirico. Volevo partire dalle radici del vocalizzo, ho studiato canto gutturale, difonia, canto folkloristico ed infine il canto tradizionale italiano per eccellenza. Mentre il ‘Canto lirico’, che ha impostazioni completamente differenti, ma con un’intensa ricerca emotiva, mi appartiene”.

Mario Pierno, è chitarrista: a 18 anni inizia a esibirsi come musicista da strada, successivamente frequenta il Conservatorio di Musica di Cagliari nel corso ‘musica e nuove tecnologie’.

La professione di fonico – racconta Mario – è attualmente il mio lavoro principale. Nonostante ciò ho fatto parte di diversi progetti musicali spaziando dal funk al progressive rock, dalla musica popolare italiana all’hard-rock pesante. Insomma sono aperto alla musica a 360 gradi e cerco sempre l’infatuazione sonora, quella corrente ascensionale che ti trasporta in un mondo magico e di figure oniriche. Questo è anche il motivo per cui mi sono anche cimentato come sound designer e come chitarrista nella realizzazione di colonne sonore di film e cortometraggi vari.

Ed è quando questi due mondi, apparentemente distinti, si incontrano che nasce questo progetto interessantissimo di Manuela e Mario. Tramite l’utilizzo della poesia musicale sarda, siciliana e napoletana (di cui i due artisti sono originari), si è inteso creare un dialogo tra diverse culture del Mediterraneo. Con l’ausilio di strumentazioni moderne, sonorità etniche, oltre che tradizionali, si attua un recupero identitario capace di sottendere la musica del passato e del presente.

L’incontro, tra due artisti completamente differenti, ha portato il progetto ad evolversi in diversi step.

Insieme abbiamo creato drammaturgie inedite – ricorda Mario -, realizzato cortometraggi con immagini oniriche e abbiamo sviluppato delle atmosfere musicali ad hoc. Eppure, allo stesso tempo abbiamo coltivato la forte necessità di provare qualcosa di antico che fosse contemporaneamente nuovo”.

Siamo partiti dalle radici – aggiunge Manuela -, i nostri albori, per estendere un progetto ‘inedito di editi’, dove l’aspetto principale è l’analisi degli affetti, ovvero le emozioni, che devono scaturire dal colore dei suoni scelti con l’ausilio di parole, già conosciute, senza tralasciare un aspetto teatrale. Nell’infanzia abbiamo avuto contaminazioni di musiche provenienti da tutto il Sud e da questi propositi siamo partiti e chissà nel tempo dove ci porteranno”.

Manuela e Mario hanno viaggiato tanto, sin dalla tenera età. E la loro sete di conoscenza lì ha proiettati con ostinazione ad auto sperimentarsi nell’ambito delle loro passioni.

Ci siamo sentiti un po’ esclusi – prosegue nella narrazione Manuela – per non possedere il sangue puro di una delle regioni d’origine: sicuramente questo è un fattore che ci accomuna e ci lega a questo percorso, che vuole necessariamente plasmare una mescolanza di dialetti. Infatti nella scaletta non c’è un ordine dialettale ma, piuttosto, di significati. È difficile individuare dei precisi musicisti che ci hanno influenzato, perché sia io che Mario siamo personalità musicali molto differenti. Posso affermare che abbiamo fatto ricerche sulle sonorità delle varie regioni, partendo ovviamente dalla nostra terra, la Sardegna”.

Dunque un viaggio attraverso le sonorità terrene e forti come le armonie dei cori sardi, i suoni del canto a chitarra, i campanacci a tanto altro per poi toccare i tamburi pugliesi ricreati con un loop in pedaliera, ma anche suoni etnici come, ad esempio, la campana tibetana, l’harmonium indiano, il banjo, l’ukulele e tanti altri strumenti che, creano rimandi emotivi vari, dalla tristezza alla gioia.

Abbiamo cercato di ripristinare le musiche d’infanzia – aggiunge il chitarrista del duo – con le passioni di rimando, tramite l’ausilio di strumenti sonori e vocalità etniche provenienti da diverse parti del mondo o dal mare e tecnologie moderne come pedaliere ed effetti, con arrangiamenti melodici dedicati”.

Mario vuole chiudere il nostro incontro soffermandosi brevemente sulla loro personale ricerca musicale.

Noi perquisiamo immagini nei nostri progetti, compreso ‘Cantico dal Mare’. Vogliamo assorbire i moti viscerali nel modo più semplice possibile, senza troppi estetismi. Essenziali, quasi rituali. Cerchiamo di fondere all’estetica del suono, la timbrica di strumenti etnici. Alcuni costruiti e restaurati proprio da me come il Sitar, le chitarre barocche e le chitarre battenti

La determinazione e la caparbietà si evince dai loro occhi e dai loro pensieri. Così come la bramosia di far conoscere la loro arte.

Penso che sia assurdo poter definire cosa cerchiamo – conclude Manuela – perché, se lo cerchiamo, vuol dire che non lo abbiamo ancora trovato e dunque lo ricerchiamo in un viaggio perpetuo e perenne attraverso le nostre passioni musicali. Il senso di cosa vorremmo esprimere attraverso la nostra arte, è più una speranza di conoscenza. Pensiamo alla profondità del mare, dell’A-Mare che ci connette tutti in un unico mondo. E’ un po’ vago come concetto ma la parola ‘Cantico’ vuole comprendere la poesia che serve. Soprattutto, in questo periodo storico ricco di alienanti situazioni che portano alla fredda indifferenza”.

 di Massimiliano Perlato

 

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