Sud Sardegna

Comitato Porto Solky: “sì alle fonti rinnovabili, no alla speculazione energetica”

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Sì alle fonti rinnovabili ma non alla speculazione energetica se questa va a precludere una delle opportunità di ripresa socio economica del territorio. Il Sulcis deve puntare soprattutto sullo sviluppo della nautica da diporto e del turismo. Disseminare il mare dell’intera costa sud con pale eoliche alte fino a 300 metri va contro lo sviluppo della nautica.” Lo dichiarano i portavoce del comitato Porto Solky, Rolando Marroccu, Alfonso Curridori e Daniele Garau che affidano le loro considerazioni ad un comunicato “Le gigantesche pale eoliche a mare, per il momento solo sulla carta, sono arrivate a circondare anche le isole di Sant’Antioco e San Pietro, il tutto in un assordante silenzio. Ricordiamo che i parchi eolici off-shore e in generale i progetti legati alle FER, così come indicato dalla Comunità Europea, prima di essere proposti dovrebbero essere concertati con il territorio. Invece, pochi giorni fa, negli albi pretori di vari comuni del territorio sono state pubblicate le richieste di concessione demaniale da parte della Seawind Italia s.r.l. per altri due parchi eolici off-shore denominati “Del Toro 1” e “Del Toro 2” ubicati rispettivamente a 6 e 21 miglia marine dalla costa occidentale dell’isola di Sant’Antioco. Questi ultimi due enormi parchi eolici, assieme a quelli già proposti dalla “Ichnusa Wind Power s.r.l.”, dalla “Repower Renewable s.p.a.” e dalla “Nora Ventu s.r.l.”, di fatto rappresentano il più grande ostacolo al tanto sospirato sviluppo della nautica d’eccellenza nel nostro territorio.”

La preoccupazione del comitato porto Solky converge sul fatto che “la Sardegna nell’ultimo periodo e sotto attacco speculativo per quanto riguarda l’installazione di pale eoliche sia a mare che a terra così come per la posa di immensi parchi di pannelli fotovoltaici. Si vorrebbe installare una potenza produttiva che va ben oltre alla capacità futura di esportazione. Anche con la realizzazione del Thyrrenian Link, il nuovo collegamento sottomarino con la Sicilia da 1000 MW, insieme al potenziamento del Sacoi3, Sardegna-Corsica-Italia da 400 MW e il collegamento già esistente Sapei, Sardegna-Italia da 1000 MW, la Sardegna nel breve termine avrà collegamenti via cavo con l’Italia con una portata complessiva di 2.400 MW. Se alla capacità di esportazione si somma il consumo interno di circa 1000 MW riesce difficile pensare che in Sardegna si possano installare FER per più di 10.000 MW.”

Ma esiste davvero un interesse sull’impatto ambientale e la tutela del territorio? I portavoce anche su questo hanno dei dubbi dopo che “Draghi pochi giorni fa in parlamento ha fatto capire che grazie alle più recenti misure di semplificazione delle autorizzazioni, i progetti del PNRR possono andare in deroga a qualsiasi norma ambientale e paesaggistica, è facile capire come la Sardegna, e il Sulcis in particolare, possano diventare vittima inerme di una speculazione che non lascerà nessun beneficio e anzi produrrà ulteriori impedimenti allo sviluppo socio economico.”

Seppure il comitato non si dica contrario “allo sviluppo delle FER” l’auspicio è comunque “che il territorio unisca le forze per trovare un compromesso nei confronti delle numerose ed eccessive richieste di concessione demaniale al fine di rimuovere i vincoli legati alla navigabilità. Inoltre si dovrebbe imporre al Governo affinché una parte del surplus di produzione di energia prodotta dalle FER, venga utilizzata in Sardegna per la produzione di idrogeno facendo passi da gigante sia per la ricerca che per l’occupazione e l’ambiente creando quindi migliaia di nuovi posti di lavoro.”

Fonte: comunicato stampa

 

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