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CPCI Sardegna: La scuola è finita, andiamo in pace”

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In attesa di conoscere nei dettagli il nuovo DPCM del premier, Giuseppe Conte, il Coordinamento dei Presidenti del Consiglio di circolo e d’istituto della Sardegna diramano una nota in cui si dicono amareggiati e preoccupati delle accuse rivolte verso la scuola “È arrivato il momento in cui la situazione sanitaria è nella sua massima gravità, dove si rischia nel giro di pochissimo tempo  un nuovo collasso del sistema sanitario, forse peggiore di quello precedente.

Significa che le politiche estive, legate allo slogan “rilanciamo il turismo e l’economia: riapriamo tutto e ripartiamo” erano sbagliate.

Aprire le discoteche per far sì che giovani veri e “finti giovani” potessero divertirsi,  aprire gli stadi al pubblico perché “Lo sport, come la scuola, è un diritto” (cit. Roberto Mancini),  godere del sole estivo cantando tutti in coro “non ce ne coviddi”  solo perché un medico avanzava la tesi che “il virus è clinicamente morto” (cit. Alberto Zangrillo), hanno  fatto perdere la visione reale della situazione.

Ed ecco che, dopo l’euforia, si è tornati al tempo delle lacrime.

Bisogna correre ai ripari, ed ecco che, magicamente, la frase sulla bocca di tutti è: chiudiamo le scuole!”

Non ci stanno i presidenti a voler equiparare la diffusione dei contagi alle scuole “Questa equazione Scuola=Contagi, non ci piace. La scuola è stata la prima a chiudere e l’ultima a riaprire, adottando tutti  gli interventi e le azioni per garantire la massima sicurezza all’intero personale interessato. I rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, confermano che i nuovi focolai all’interno delle scuole sono irrisori e addirittura in calo nella settimana 12-18 ottobre (3.5%) rispetto a quella precedente (3,8%).

Bene, questo Coordinamento non accetta l’inefficienza della Pubblica Amministrazione che, pur avendo avuto tanto tempo a disposizione, non ha saputo porre rimedio alle criticità dei trasporti e della sanità.

Non si è stati lungimiranti, non sono state accolte le proposte formulate dal personale scolastico, non ci si è confrontati con gli addetti del settore (compreso questo coordinamento);  si è preferito utilizzare numeri e dati provenienti da monitoraggi che alla luce dei fatti non si ritiene fossero attendibili. E si è atteso che tutto passasse come se niente fosse.”

Un grande errore di valutazione secondo le dichiarazioni dei presidenti dei circoli scolastici e a pagarne le spese sarà probabilmente il comparto istruzione “Solo ora che la realtà si è materializzata, non potendo più fare affidamento ai monitoraggi ritenuti inesatti, si cerca di porre rimedio attraverso il metodo più facile e indolore: CHIUDERE LE SCUOLE.  Peccato che, cosi facendo, si decreti ufficialmente il fallimento di un intera nazione, il fallimento della società, il fallimento del nostro futuro.

Siamo ancora in tempo per rimediare: Non svendiamo la cultura per uno spritz.  Non scarichiamo sulla scuola i problemi del Sars CoV2.  Salviamo la scuola in presenza. Non tarpiamo le ali ai giovani che stanno iniziando a volare.”

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