Le cure palliative e la terapia del dolore sono due ambiti “strettamente correlati, ma distinti” dell’assistenza sanitaria. Se la terapia del dolore rappresenta un impegno trasversale a tutti i servizi socio-sanitari, le cure palliative stanno vivendo una “profonda trasformazione paradigmatica”: dall’approccio reattivo centrato sul fine vita a un modello di “simultaneous care”, in cui sostegno e trattamento curativo procedono insieme.
È quanto emerso nella sessione “Cure palliative e terapia del dolore: nuove frontiere” del XLVI Congresso Nazionale SIFO, in corso a Genova, dove Eugenia Livoti, dirigente farmacista di Liguria Salute e membro SIFO, ha illustrato le sfide e le prospettive del settore.
“L’integrazione precoce delle cure palliative (EPC) – ha spiegato Livoti – offre benefici significativi in termini di qualità della vita, riduzione dei costi assistenziali e controllo dei sintomi come dolore e dispnea”. L’esperta ha ricordato come l’OMS consideri l’accesso alle cure palliative un diritto umano fondamentale, necessario ogni anno per almeno 40 milioni di persone nel mondo.
Un cambiamento cruciale riguarda l’estensione dell’assistenza anche ai pazienti con malattie croniche non oncologiche, come BPCO, insufficienza cardiaca o renale. “Il carico sintomatologico e lo stress psicologico di questi pazienti sono spesso superiori a quelli oncologici – ha evidenziato –. Serve un approccio centrato sulla condizione e sulla qualità di vita, non solo sulla malattia”.
Sul piano terapeutico, la gestione del dolore cronico richiede strategie più razionali: “L’uso mirato di oppiacei forti a basse dosi può essere più efficace e sicuro di oppiacei deboli – ha aggiunto – ma la vera frontiera sono i target molecolari non oppioidi e l’impiego di intelligenza artificiale e machine learning per valutare e prevedere il dolore”.
Accanto alle innovazioni farmacologiche, la letteratura scientifica conferma l’efficacia di approcci complementari come la pet therapy, in grado di ridurre dolore, stress e depressione nei pazienti in cure palliative.
Secondo Livoti, il futuro dell’assistenza passa da un modello “proattivo, integrato e di precisione”, dove tecnologia, biologia e organizzazione sanitaria convergono. “Il successo di questa rivoluzione dipende dalla capacità del sistema di integrare ospedale e territorio e di formare personale specializzato – ha concluso –. Solo così sarà possibile garantire a ogni cittadino il diritto fondamentale a non soffrire.”
Fonte: comunicato

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