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Decesso Ospedale Sirai di Carbonia: la lettera della famiglia e la difesa degli operatori sanitari

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Negli ultimi giorni, il decesso avvenuto presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Sirai di Carbonia ha suscitato grande attenzione sui social e su parte della stampa. Purtroppo, alla tragedia si sono accompagnate ricostruzioni imprecise e commenti offensivi rivolti ai medici e agli infermieri coinvolti.

L’Azienda Sanitaria ha espresso profonda indignazione per i messaggi di odio e le accuse ingiuste nei confronti di operatori che, ogni giorno, lavorano con competenza, dedizione e rispetto per i pazienti, nonostante la cronica carenza di personale e le difficoltà organizzative.

Nei giorni scorsi, la direzione aveva diffuso una nota di chiarimento con toni pacati, che tuttavia ha ricevuto scarsa attenzione da parte dei media.
Oggi, con il consenso della famiglia, l’Azienda ha deciso di rendere pubblica integralmente la lettera dei familiari della paziente, nella quale vengono riconosciute la professionalità e l’umanità del personale del Pronto Soccorso. Nella lettera, si sottolinea come la paziente – affetta da gravi patologie pregresse – sia stata assistita con la massima cura e nel costante tentativo di individuare una soluzione che consentisse un intervento in condizioni di sicurezza.

Con la diffusione di questo documento, la direzione sanitaria intende porre fine alla campagna d’odio che ha colpito ingiustamente i professionisti dell’Ospedale Sirai e restituire serenità a chi lavora ogni giorno al servizio della comunità.

L’Azienda si unisce al dolore della famiglia per la perdita subita, rinnovando la propria vicinanza e solidarietà a chi soffre. Al tempo stesso, ribadisce il pieno sostegno ai professionisti del Pronto Soccorso, che continuano a operare con impegno in un contesto difficile.

Infine, l’Azienda rivolge un appello al senso di responsabilità collettivo, invitando tutti a mantenere un confronto pubblico basato sul rispetto delle persone e sulla verità dei fatti, soprattutto quando si tratta di vicende così dolorose.

La lettera dei familiari leggila qui

Fonte: comunicato

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