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EL SALVADOR, PUGNO DURO DEL GOVERNO CONTRO LE BANDE: NELLA STESSA CELLA GANGSTER RIVALI!

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Dopo la strage dello scorso venerdì sera, nella quale sono state uccise 22 persone, il presidente Nayib Bukele ha annunciato una stretta nelle prigioni nazionali dove sono rinchiusi alcuni membri della banda più feroce del Paese sudamericano, che ha avuto un incremento di violenze proprio da quando Bukele è salito al potere (giugno 2019). Nonostante il lockdown (e dopo aver mandato in isolamento gli assassini), i detenuti sono stati costretti a rimanere ammassati per diverse ore. Ogni attività del carcere è sospesa. Vietato inoltre ogni contatto con l’esterno fino a nuovo ordine.

“Sono finite le celle di una stessa gang, abbiamo mescolato tutti i gruppi terroristi nella stessa cella, in tutti i centri penali di sicurezza. Lo Stato si rispetta!”.

Con questo tweet, accompagnato da una serie di immagini agghiaccianti, il viceministro per la Giustizia di El Salvador, Osiris Luna Meza, ha annunciato nuove misure nelle carceri del Paese. L’obiettivo è ridurre l’operatività di molti detenuti, che continuano ad emettere ordini all’esterno. Negli ultimi mesi, il numero di omicidi in El Salvador è aumentato e secondo le autorità gli ordini sono partiti dalle carceri.

I tweet e le immagini sono state condivise dal presidente Nayib Bukele e da altri account ufficiali del governo. Nelle foto si vedono ammassati membri di gang rivali (gli esperti lo capiscono dai tatuaggi con i quali si identificano), tutti inginocchiati, alcuni con mascherine, senza che sia rispettata la distanza di sicurezza per evitare il contagio di Covid-19. Da marzo ad El Salvador è stato dichiarato il lockdown per contenere la diffusione del virus.

“Le ‘maras’ (organizzazioni criminali che operano in Centroamericano) sfruttano il fatto che la quasi totalità delle forze di sicurezza sta controllando la pandemia”, ha scritto Bukele su Twitter, il mezzo preferito per diffondere gran parte delle comunicazioni importanti.

Successivamente ha deciso di annunciare lo stato di emergenza nelle prigioni, autorizzando la polizia e l’esercito nel fare uso della forza letale per contenere l’ondata di violenza nel Paese. “L’uso della forza letale è autorizzata per la difesa personale o la difesa della vita dei salvadoregni. Chiediamo all’opposizione di essere dalla parte della gente onesta, ed alle istituzioni di smettere di proteggere chi uccide il nostro popolo”.

La scelta è supportata, secondo Bukele, dalle informazioni in mano all’intelligence, e cioè che molti degli ordini per gli assassini sono partiti proprio dalle celle. Da quando è arrivato alla presidenza a giugno del 2019, Bukele è riuscito a ridurre il numero di omicidi nel Paese, grazie ad una strategia di sicurezza. L’indice di omicidi è passato da 51 ogni 100.000 abitanti nel 2018 a 35,8 nel 2019.

Per anni, El Salvador è stato uno dei Paesi più violenti al mondo, soprattutto per le attività di organizzazioni come Mara Salvatrucha (MS-13) e Barrio 18, che si dedicano a narcotraffico ed estorsione.

Venerdì scorso, i media locali hanno riportato una ventina di omicidi nello stesso giorno, una tendenza che si è mantenuta per tutto il fine settimana. Bukele ha annunciato le misure, tra le quali la sospensione di qualsiasi contatto tra detenuti con l’esterno, il confinamento assoluto 24 ore al giorno e l’isolamento dei capi delle gang.

“Tutte le celle dei membri delle bande resteranno sigillate. Non potranno più vedere fuori dalla cella. Ciò impedirà loro di comunicare con segnali verso il corridoio. Resteranno dentro, al buio, con i loro amici dell’altra banda. Chi opporrà resistenza sarà abbattuto con la forza proporzionale e possibilmente letale dalla nostra forza pubblica”.

Non si sono fatte attendere le critiche. Come riportato dalla Bbc, la Commissione Interamericana di Diritti Umani ha dichiarato di essere preoccupata per lo stato di emergenza delle prigioni in El Salvador, che mette a rischio il diritto delle persone private dalla propria libertà. Secondo la Commissione dei Diritti Umani di El Salvador, mischiare i membri di diverse gang nelle stesse celle porterebbe un rischio totale, ci saranno rivolte ed omicidi selettivi o collettivi.

“Bukele cerca di dare carta bianca ai membri della forza pubblica per uccidere”, ha spiegato José Miguel Vivanco, direttore per le Americhe di Human Rights Watch. “Le sue indicazioni alla polizia o alle forze armate contraddicono gli standard internazionali”.

Jeannette Aguilar, ricercatrice  ed esperta di sicurezza e violenza, ha detto alla Bbc che queste misure di isolamento sono una bomba ad orologeria che potrebbe aumentare gli scontri: “L’isolamento permanente in condizioni precarie, con questo livello di ammassamento e con l’emergenza coronavirus, potrebbe fare esplodere nuovi conflitti a causa dello stress a cui si sottopongono i detenuti”.

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Omar Sansone Editor
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