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Elezioni comunali di Carbonia: la situazione si complica (nel pollaio)

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Se potessimo descrivere con una parola l’attuale situazione politica della città di Carbonia, in vista delle prossime elezioni comunali del 2021, quella dell’incertezza sarebbe la più adeguata a fotografare uno scenario che, ancora oggi, a pochi mesi dalle consultazioni elettorali, non appare ben delineato e nemmeno fuga i dubbi in merito alla composizione delle compagini politiche che, inevitabilmente, si confronteranno nella prossima primavera.

In casa pentastellata è acceso il dibattito sulla riconferma della Sindaca uscente Paola Massidda, che ha già dichiarato in diverse occasioni di volersi ripresentare. Nonostante in molti (anche nelle fila dei sostenitori del M5S e, si narra, anche nelle fila dei facilitatori regionali) la riterrebbero perdente in partenza o comunque non in grado di catalizzare il voto di coloro che, rimasti delusi dall’avventura amministrativa grillina, restano sempre ostili a una riproposizione della vecchia classe dirigente politica espulsa in malo modo nel 2016 dalla guida della città.

Non si espongono più facilmente, hanno mal digerito e sofferto in questi anni l’inconsistente prova di amministrazione della maggioranza (la città è in recessione in ogni ambito), in molti casi si sentono frustrati e traditi, ma sono molti e appena all’orizzonte affiorano nomi o simboli di quel gruppo di potere che ha presidiato militarmente la città per decenni, escono alla scoperta e manifestano tutto il proprio disappunto. Sono gli stessi che ogni qualvolta la giunta abbia realizzato qualcosa di positivo, anche la più banale come ad esempio la collocazione di un albero di Natale nella Piazza Roma, quasi come se fosse la riproposizione di un progetto da “Paese delle meraviglie’, hanno esultato e oscurato, contrastandole, le critiche dei detrattori.

Per intercettare ancora una volta questo voto, nell’area grillina, orfana di molti portavoce e attivisti in questi anni allontanatisi a causa delle frizioni con la “prima cittadina”, o meglio vittime dei suoi “eccessi” caratteriali, si discute alacremente su chi potrebbe raccogliere il suo scettro e, con una operazione di mero restyling politico, potrebbe sostituirla.

Dal Vicesindaco Gianluca Lai, al medico-attivista Paolo Zandara, fino al Consigliere Comunale Manolo Cossu, i nomi per concorrere a tale ruolo non mancherebbero, senza escludere la possibilità di rivolgersi all’esterno della cerchia militante. In particolare Cossu, vero top player delle preferenze alle scorse comunali e tra i pionieri del M5S in città, potrebbe rivendicare maggiore spazio dopo che per anni è stato intenzionalmente tenuto ai margini del nucleo di potere che ha concretamente preso le decisioni.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Rischia, invece, di finire in guerra tra bande (come alle precedenti elezioni) il dibattito all’interno del centrosinistra considerata l’assenza di una linea unitaria in vista dell’anno prossimo. Allo stato attuale, esclusi gli svariati generali senza esercito in costante ricerca di visibilità mediatica e, in prospettiva, alla ricerca di qualche spazio politico da occupare, sono tre le principali visioni che, almeno apparentemente, si stanno contrapponendo.

La prima è di sicuro quella di cui è portatore e, per procura “cherchiana” rappresentante, l’ex consigliere regionale, attuale segretario di LEU, Luca Pizzuto. Seguono, non certo in ordine decrescente d’importanza, quella del Segretario Regionale Emanuele Cani e del già Sindaco Giuseppe Casti.

Schematicamente parlando: Pizzuto vorrebbe allestire un’offerta politica basata su un modello tradizionale (quanto velleitariamente romantico) di sinistra, coinvolgendo i proscritti del PD negli anni scorsi (ancora oggi ampiamente osteggiati e -letteralmente- visti come fumo negli occhi dalla classe dirigente DEM), in antitesi a tutto il resto e soprattutto agli ex alleati sardisti (nel senso più generale del termine) che nel 2016 si presentarono in coalizione con il centrosinistra – e lo stesso Pizzuto -ed espressero il candidato più votato in assoluto, rispondente al nome dell’attuale Consigliere Regionale Fabio Usai.

Ufficialmente con la motivazione che i sardisti di allora oggi sarebbero parte integrante della coalizione di centrodestra che guida la Regione. Eppure, le persone dalla vivida memoria non potranno che confermare, negli ultimi 20/25 anni a Carbonia non c’è mai stata compagine amministrativa di sinistra che, passando dal gruppo Randazzo a quello Lombardo, non si sia avvalsa del sostegno numerico di forze collocate in ambito regionale e nazionale su schieramenti opposti.

E perciò da più parti si sono domandati spesso in questo periodo i più maliziosi: rispetto alla prospettiva di allargamento di una potenziale offerta politica di centrosinistra alla galassia sardista e liberale, magari sulla scia di quello che è accaduto (perseguendo la via del civismo) in alcuni importanti centri come Quartu Sant’Elena, quali possono essere le vere motivazioni di questi niet, oltre a quelle strumentalmente ideologiche e mai realmente perseguite in passato, finora offerte al dibattito pubblico?

Forse il timore di essere elettoralmente fagocitati da gruppi meno ideologizzati politicamente ma, attualmente, molto più rappresentativi a livello elettorale in città?

Sull’argomento si sono confrontati nelle ultime settimane svariati punti di vista. Persino l’ex Sindaco della città Tore Cherchi, da tempo fra i principali sponsor di Pizzuto, tra un’apparizione, un messaggio e l’altro, per far capire a tutti di essere presente e di seguire da vicino gli accadimenti cittadini, si è espresso contro un potenziale allargamento dell’alleanza di centrosinistra a forze oggi schierate diversamente in ambito regionale.

Proprio lui che fu un grande fautore in passato di questo genere di alleanze, durante le sue fortunate consiliature, e che non molto lontano nel tempo, circa un paio di mesi or sono, così riportano autorevoli indiscrezioni, avrebbe incontrato in quel di Cagliari importanti esponenti dell’attuale maggioranza autonomista in Regione proprio per esplorare varie ipotesi di alleanze allargate e inclusive per le elezioni comunali di Carbonia.

Verrebbe da pensare quindi che dietro queste fibrillazioni, nonché l’emergere di improvvisi candidati senza strutture alle spalle, ci possa essere come in altri momenti della storia cittadina il “SalvaTore della Patria”. Ossia colui che, quando non ci sarà più via d’uscita e possibilità di trovare la quadra, di mettere tutti d’accordo, di sanare litigi, contrapposizioni e sterili questioni ideologiche rispetto alla sfida amministrativa della città, arriverà per dare la soluzione a patto che…

Suggestioni a parte, visto che l’interessato continua a negare (allo stesso modo però di come negava ogni coinvolgimento alle elezioni provinciali del 2010 e abbiamo visto com’è finita), la visione di Pizzuto (e almeno quella ufficiale di Cherchi), non collimerebbe con quella ufficialmente espressa dal Segretario Regionale del PD Emanuele Cani, che in molteplici occasioni ha ripetuto di voler contribuire alla formazione di una proposta programmatica allargata ad altre forze politiche anche oltre i confini tradizionali di centrosinistra. Allo stesso modo di ciò che è sempre accaduto in passato. Per Cani sarebbe accettabile, senza particolari e preventive abiure politico-ideologiche, anche la presenza in coalizione dei sardisti e dei centristi. Ma solo a precise condizioni: ovvero la primogenitura politica del suo partito, ovviamente la presenza del simbolo e il rifiuto di qualsiasi progetto civico sostitutivo di quello partitico.

Richieste legittime dal suo punto di vista di leader del PD regionale che, in prospettiva, ambisce a mantenere il proprio ruolo e a rientrare in Parlamento e perciò non può rinunciare, nella propria città, ad assurgere a un ruolo da protagonista.

Ancorché i risultati delle ultime elezioni regionali in ambito locale, così come le durissime lezioni subite dal partito democratico alle recenti consultazioni di Quartu e Nuoro, suggerirebbero di adottare ben altro approccio. E magari proprio quello proposto a più riprese da importanti esponenti come il Consigliere Regionale Fabio Usai, da tempo sostenitore della creazione di una grande alleanza civica per creare a Carbonia le condizioni per una coalizione allargata e capace di includere dentro le migliori energie positive della comunità oltre gli steccati ideologici e le sempre più indigeste ai cittadini, contrapposizioni e logiche di partito.

Proposta questa che, invece, vedrebbe alquanto favorevole Giuseppe Casti, il quale più volte ha manifestato aperture in tal senso. Salvo però doversi limitare alle dichiarazioni di intenti vista l’ostilità incontrata rispetto a tale ipotesi in alcuni ambiti del suo partito.

Casti, che innegabilmente è colui che più di tutti ha pagato sopra la propria pelle l’avvento spietato e cattivo del grillismo, ha un problema: vorrebbe avere un’altra possibilità di rivalersi contro colei che, senza il minimo merito ma sospinta al ballottaggio dall’indistinto vento del cambiamento dell’epoca, prese il suo posto alla guida della città.

A causa di questo legittimo desiderio, insieme alla sua squadra di amici e militanti, si trova in mezzo al guado. Abbastanza arguto per percepire l’ostilità dei cittadini verso i simboli di partito e in particolare del PD, e quindi la necessità di andare oltre perseguendo la via del civismo (Milia e Soddu docet), ma combattuto perché diffidente verso i potenziali partner di questo progetto. Nonché timoroso nel voler distaccare il cordone ombelicale da coloro che, nel suo partito, in ogni caso, mai e poi mai sosterrebbero ancora, non solo una sua candidatura, ma in generale un ruolo della sua componente umana e politica per il futuro della città.

Forte, ma allo stesso tempo debole, per via della sua storica amicizia politica con Emanuele Cani, che fa di tutto per prendere tempo, cercando di tenerlo dentro insieme alla sua comunità, ma senza assumere impegni certi nei suoi confronti, l’ex “primo cittadino” Casti rischia di essere una vittima illustre di questa nuova fase del PD.

Ed è anche per questo motivo che altri potenziali concorrenti al ruolo di attore protagonista in questa vicenda, come l’intellettuale politico Pietro Morittu, continuano a mantenersi estremamente cauti.

Perciò, fermo restando l’assunto per il quale qualsiasi processo si svilupperà, giocoforza, dovrà tenere conto del convitato di pietra (unico realmente in grado di mettere tutti d’accordo e di vincere le elezioni), che oggi in differita continua a negare ogni suo coinvolgimento e voglia di salvare, così come il suo nome Salvatore suggerisce, la “patria”, si sprecano le ipotesi di coalizione, le indicazioni sugli strumenti per forgiare le alleanze e selezionare i candidati (primarie?). Inoltre si fanno i nomi più disparati: alcuni altamente improbabili, altri perlomeno suggestivi come quello della ex Assessora Luisa Anna Marras, che come un possibile “Papa Nero” è stata indicata quale potenziale candidata Sindaco.

Nel contempo da Cagliari l’Uomo del Monte, l’eterno Antonello Cabras, osserva attento e i più informati ripetono che non sarebbe in alcun caso disposto ad avvallare progetti politici velleitari unicamente articolati per favorire il futuro partitico/politico di singoli a scapito dei tanti.

Rispetto a questa guerra tra bande più o meno organizzate, la trasversalissima area politica facente capo al Consigliere Regionale Fabio Usai, si organizza e punta dritta al progetto civico alternativo ai partiti tradizionali in città e all’attuale maggioranza che guida il Comune.

Sebbene Usai, grande conoscitore delle dinamiche elettorali e dei numeri, sia conscio delle difficoltà del progetto senza un allargamento dello stesso ad almeno una parte del centrosinistra e, ovviamente, del centrodestra, che però in larga parte nella città di Carbonia, da almeno un decennio, non è presente in forma partitica strutturata.

Il Consigliere Regionale, dopo quasi due anni di legislatura regionale, è di fronte a un bivio: maturare politicamente e decidere se diventare un vero leader in grado di tracciare e indicare un solco, in altre parole di strutturarsi e lasciare un vero segno del suo passaggio, oppure continuare a essere, come negli anni passati, un comprimario della politica capace di raccogliere un incredibile numero di voti e quindi di grande consenso, ma non di determinare realmente i processi politici territoriali.

Dalle elezioni comunali di Carbonia si misurerà anche l’evoluzione dei nuovi assetti politici del Sulcis Iglesiente. Dopo che alle ultime elezioni amministrative di Villamassargia e Giba, i candidati dello storico gruppo di potere facente capo all’autorevole Giorgio Oppi, sono stati letteralmente sbaragliati, il territorio è orfano di una reale rappresentanza politica territoriale. E ciò significa anche l’apertura di nuovi e importanti spazi da occupare.

L’esponente sardista presto dovrà decidere cosa fare, tenendo anche conto delle difficoltà nel reperimento di personalità realmente spendibili nel ruolo di candidato Sindaco, visto il periodo di disimpegno generalizzato dei cittadini dalla politica e lo scadimento in termini qualitativi della classe dirigente. Ma ancor prima del candidato, cosa sicuramente più difficile, dovrà lavorare alla costruzione di un’offerta politica che oltre il vestito del civismo, abbia un’anima e un’autorevolezza tali non solo per vincere le elezioni, ma anche per rappresentare una reale prospettiva di governo della città da qui ai prossimi dieci anni.

Poiché l’immane sfida per tutti i contendenti non sara solo quella di vincere, ma anche quella di amministrare rispondendo alle incredibili problematiche del post pandemia, cogliendo le enormi opportunità costituite dall’apertura delle nuove linee di finanziamento europee (in virtù dell’entrata in obiettivo-1 della Sardegna) che, se sfruttate bene, potrebbero garantire alla città di Carbonia, in drammatico e progressivo spopolamento, una possibilità di riprendersi come in altri epocali momenti della sua giovane esistenza.

Oltre questi scenari, sarà interessante capire quali altri potrebbero aprirsi (oltre al progetto civico di Usai e di chi dovesse nelle varie forze politiche abbracciarlo) nella parte destra dello scacchiere. A partire dalla consigliera comunale Daniela Garau, già candidata al ruolo di Sindaco 4 anni fa, che per adesso non scopre le sue carte. Ma che i bene informati prevedono sarà di nuovo in campo. Passando dall’altro consigliere, Michele Stivaletta, che oltre a poter essere un’ottima risorsa da “spendere” nel progetto civico, ove e se lo abbracciasse concretamente, potrebbe anche decidere di correre in solitaria o, addirittura, di lavorare alla costruzione di un centrodestra ufficiale. Fino ad Alberto Zonchello, Segretario Particolare dell’Assessore alla Cultura Andrea Biancareddu, il quale da tempo starebbe lavorando alla creazione di una lista di centro collocabile, almeno sul piano teorico, in qualsiasi schieramento. Zonchello, uomo vicinissimo a Oppi, potrebbe voler riproporre lo schema di amministrazione comunale vigente a Iglesias dove l’UDC (a livello regionale terzo partito a sostegno della giunta Solinas) sostiene il Sindaco del partito democratico Mauro Usai.

Certamente la seconda ondata epidemica in corso non aiuta i processi politici cittadini, ma il tempo stringe e a pochi mesi dalle elezioni la situazione, innegabilmente, è più complicata che mai…

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