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Elezioni Politiche italiane: 2022 Odissea nello Strazio

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Archiviata la tornata elettorale di fine estate, si aprono i primi bilanci alla luce dei risultati che premiano, come vincitrice alle urne, la coalizione del centro destra. Parlare ora di vincitori e vinti diventerebbe un logico gioco di retorica francamente sterile, parlerei piuttosto di sopravvissuti e dispersi, quali metafore perfettamente calzanti in un panorama politico italiano fortemente indebolito.

Dopo aver assistito alla più grottesca e banale campagna elettorale della storia repubblicana, dove la vacuità delle proposte elettorali ha toccato vette inimmaginabili,  con programmi di governo praticamente simili scopiazzati dall’avversario e rivisti in salsa ideologica, privi quindi di personalità e ben lontani dai bisogni delle persone e dalle necessità incombenti: tanta retorica ridondante e poche soluzioni.

Parliamoci chiaro, in un’estate già rovente sotto il profilo climatico non potevamo aspettarci una campagna elettorale lungimirante, in grado di porre le basi per iniziare un deciso cambiamento sulle tematiche urgenti allo stato attuale: istruzione, lavoro, sanità, energia e fisco. Abbiamo assistito, piuttosto, alla paura di perdere l’elettorato fidelizzato negli anni, ad una crescente raccolta di ricette politiche chiaramente poco efficaci, dal momento che i programmi elettorali stilati dalle varie liste miravano più agli effetti che non a trasformare le cause che li hanno generati. 

A questo seguiranno i soliti risultati inutili sul piano del profitto e dell’incisività (già visto negli ultimi vent’anni) e ad un probabile immobilismo politico ed economico. Da una parte vediamo un centro destra compatto capace di conquistare la maggioranza in parlamento, figlia del risultato ottenuto da Fratelli d’Italia al 26% che, da solo, è stato in grado di tappare le falle mentre la nave (centro destra) imbarcava acqua da tutte le parti. La Lega con il suo 8,86% segna forse la parabola discendente del nocchiero Salvini, che sembra sciogliersi come ghiaccio in un cocktail sotto il sole estivo; Forza Italia all’8,28% si palesa come la brutta copia di se stesso, ancora arroccato dietro le boutade di Silvio da Arcore attorniato da uno stuolo di yes man.

Sull’altra sponda, il centro sinistra si ritrova frazionato e infelice: mentre il PD col suo 19% sognava in grande, si risveglia ora con lo stesso risultato del 2018, mettendo in atto il solito tritacarne di segretari senza mai trovare la chiave di volta (promoveatur ut amoveatur?). Tra i dispersi troviamo Luigi Di Maio con il suo Impegno Civico, sotto 1%, invece di spiccare il volo precipita fuori dal parlamento mentre Alleanza Verdi e Sinistra insieme a +Europa si dimostrano poco incisivi verso l’elettorato che non li premia, segno forse di un’indipendenza ancora ancora poco chiara agli elettori.

Tra i sopravvissuti troviamo il Movimento 5Stelle, che brinda al grande risultato di esser passati dal 32% del 2018 all’attuale 15,5%, trionfante al sud e fiacco nel resto d’Italia; il duo Calenda-Renzi riesce comunque a restare a galla, guardingo in attesa di future alleanze programmatiche o di ago della bilancia tra contendenti.

Eccoci quindi al day after, passati dall’horror vacui della campagna elettorale al delirium tremens post elettorale, tra accuse e scarica barile che riempiono le bacheche dei social come le piazze dei Comuni italiani, il nostro paese si appresta ad andare avanti guidati da una nuova coalizione, senza una meta precisa e piena di dubbi sul futuro. 

Nel mezzo ci siamo noi, elettrici ed elettori in attesa di un reale cambiamento, con il volto contrito come il celebre Urlo di Munch e la testa appesantita dai pensieri: caro bollette, costo della vita insostenibile, stipendi non adeguati e pensioni minime sotto la soglia della dignità. E la scuola? Governata da un algoritmo e ormai divenuta un “progettificio”, per usare le parole del procuratore Anti Mafia Nicola Gratteri, dimenticata da tutti e lasciata in mano ai docenti senza che questi vengano supportati adeguatamente.

Concludo ricordando  una massima di Johann Wolfgang von Goethe che recita:“L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.”

A pensarci bene,  non sembra esser cambiato nulla da allora.

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Marco Loi Editor
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