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Eurallumina, scatta la protesta: lavoratori sul silos a 40 metri d’altezza. “Il Governo intervenga subito”

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La tensione è salita alle stelle alla Eurallumina di Portovesme, dove i lavoratori hanno dichiarato l’assemblea permanente e avviato una protesta estrema: un presidio fisico sul silos n. 3, a circa 40 metri d’altezza. A spingerli all’azione, l’ennesimo silenzio istituzionale e il mancato stanziamento dei fondi ministeriali necessari per garantire il futuro dello stabilimento.

Il gesto è il culmine di mesi di esasperazione. Dopo una lunga attesa, nonostante siano stati raggiunti importanti traguardi, come l’approvazione del DPCM Energia Sardegna (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 novembre), permane un intoppo decisivo: le sanzioni patrimoniali che gravano su Eurallumina, inflitte dal Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) a causa del collegamento indiretto con un azionista del gruppo UC RUSAL.

Le sanzioni e il paradosso gestionale
Notificate l’8 maggio 2023, le sanzioni hanno comportato il commissariamento di fatto dell’impianto, affidato all’Agenzia del Demanio. Paradossale, denunciano le OO.SS., che in Europa le consociate di UC RUSAL in Svezia, Germania e Irlanda siano state tutelate dai rispettivi governi e mantenute in attività, pur in presenza delle stesse condizioni sanzionatorie. Intanto, Eurallumina ha sostenuto da sola – fino a settembre – oltre 20 milioni di euro di costi annui, nonostante la legge preveda un finanziamento ministeriale tramite l’Agenzia del Demanio.

L’ultimatum dell’azienda e il silenzio di Roma
Il 6 novembre, Eurallumina aveva fissato al 12 novembre il termine ultimo per ottenere risposte sul finanziamento dei costi di gestione, per evitare di dover convocare un CdA destinato a decidere sul futuro – anche drastico – dell’azienda. Termini puntualmente scaduti senza riscontro, nonostante la richiesta urgente inviata il 10 novembre al ministro Adolfo Urso (MIMIT). Le Organizzazioni Sindacali avevano già avvisato: senza risposte, ci sarebbe stata la mobilitazione generale.

La protesta sul silos: “Non abbiamo più tempo”
Oggi, visto il perdurare del silenzio, l’assemblea generale dei lavoratori ha proclamato lo stato di mobilitazione e dato il via alla protesta visibile nel modo più eclatante possibile. Una delegazione di operai è salita sul silo n. 3, a circa 40 metri d’altezza, chiedendo un intervento immediato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), insieme al MEF, al CSF e alla Presidenza del Consiglio.

Le richieste
Un punto chiaro: lo stanziamento immediato dei fondi ministeriali necessari a garantire la continuità operativa, il pagamento degli stipendi, delle utenze e delle imprese terziste, nonché le bonifiche ambientali. Risorse che rappresentano la condizione imprescindibile per presentare una nuova istanza di revoca delle sanzioni e sbloccare gli oltre 300 milioni di euro di investimenti previsti da RUSAL.

Il rischio è gravissimo: senza queste misure, Eurallumina potrebbe arrivare alla liquidazione o al fallimento, spazzando via centinaia di posti di lavoro diretti e indiretti. Uno scenario disastroso per le famiglie e per un territorio già fragile, che vedrebbe svanire per sempre un potenziale occupazionale di circa 1500 buste paga.

La voce unita dei lavoratori, delle RSA e delle OO.SS. è netta: «Il MIMIT convochi subito un tavolo di crisi. È l’ultima chiamata per salvare un pezzo fondamentale dell’economia sarda e garantire dignità al lavoro e alle comunità coinvolte».

Fonte: comunicato

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