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Iglesias: Ticca (UIL) “Scongiuriamo la chiusura del punto nascite”

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Il Punto Nascite dell’ospedale CTO di Iglesias, l’unico del Sulcis Iglesiente, rischia seriamente la chiusura.” A lanciare il grido d’allarme e la segretaria regionale della UIL, Francesca Ticca. “ I numeri dei parti annuali, – prosegue la Ticca –  soprattutto quelli registrati nei primi 6 mesi di quest’anno, lasciano poco spazio alle interpretazioni. Perché se è vero, come previsto dalle normative nazionali, che per ottenere una deroga (dal Ministero della Salute) per il mantenimento in funzione dell’importante servizio bisogna raggiungere quantomeno la fatidica soglia di 500 parti annuali, né l’anno scorso con 350 parti e né quest’anno si è riusciti e si riuscirà a centrare l’obiettivo. Da gennaio ad avantieri – 8 giugno, ossia nei primi 6 mesi del corrente anno, infatti, sono stati solo 133 i parti effettuati al Punto Nascite dell’ospedale di Iglesias; nel 2020, nel medesimo lasso di tempo (dal 1 gennaio all’8 giugno), si sono invece registrati 142 parti. Numeri insufficienti che mettono a serio rischio il proseguo del servizio che già a inizio anno aveva ottenuto dal Ministero una deroga per il proprio funzionamento ma che adesso, se si confermasse questo trend, potrebbe essere messa seriamente in discussione.”

La probabile chiusura del reparto andrebbe ad aggiungersi alle tante problematiche della ASL del Sulcis Iglesiente, già colpita dal ridimensionamento del personale sanitario. Di pari passo va lo spopolamento del territorio che ha registrato “nelle comunità del Sulcis Iglesiente 8.170 abitanti in meno. Un progressivo calo dei residenti dovuto al saldo tra i deceduti e nuovi nati, e dunque dall’amplificarsi della denatalità e dall’emigrazione di tanti giovani verso altri lidi alla ricerca di nuove opportunità di realizzazione professionale. Dati e contesto economico-sociale che incidono ovviamente anche sul progressivo calo nel numero dei parti.

Una diminuzione della partorienti a causa anche dettata dalla scelta di recarsi in altre Asl “Sempre più donne, infatti, negli ultimi anni hanno scelto di non partorire nel Sulcis Iglesiente e di andare altrove. – prosegue la Segretaria della UIL – In parte perché dubbiose (dopo anni di pubblicità negativa, contrapposizione e delegittimazione pubblica dei servizi sanitari territoriali) sull’effettiva capacità della struttura di Iglesias di assicurare tutti i principali standard di sicurezza per se stesse e la salute dei propri figli, e in altra misura perché desiderose di avvalersi di importanti servizi, ad esempio, come quello del parto analgesico oggi assente all’ospedale CTO di Iglesias. Un fenomeno, quello dell’insicurezza delle partorienti e della mancanza di adeguati servizi qualitativi, e dunque della mobilità passiva, che si è accentuato nel tempo a causa della mancata attuazione della precedente riforma sanitaria che aveva promesso di implementare e rafforzare i meccanismi della medicina territoriale e, soprattutto, di genere. Permettendo la nascita di servizi virtuosi decentrati per la presa in carico da parte di professionisti sanitari delle donne per tutto il percorso della gravidanza, direttamente nelle proprie comunità, e contestualmente il rafforzamento del Punto Nascite con l’implementazione oltre che di importanti servizi come il parto analgesico,anche di tutti quegli strumenti (servizi, macchinari tecnologici, e reparti) indispensabili per garantire la totale sicurezza delle madri e dei propri figli, prima e dopo la nascita.”

 

Analizzati gli errori del passato la Ticca non si ferma a lanciare accuse ma rilancia con delle proposte per la ripartenza “magari sfruttando le enormi potenzialità del “piano nazionale di ripresa e resilienza” anche per invertire i fenomeni della denatalità e dello spopolamento. Rivolgo dunque un appello a tutte le forze politiche e sindacali del territorio e della Regione a fare fronte comune su questa battaglia, per sollecitare il Ministero della Salute a rinnovare la deroga al Punto Nascite del CTO anche per gli anni a venire, in considerazione anche del particolare periodo di pandemia che viviamo e che, ovviamente, non può essere considerato ordinario e dunque affrontabile con le valutazioni e gli strumenti tradizionali. Mi appello anche ai lavoratori del sistema sanitario territoriale, dagli operatori in campo fino a coloro che hanno responsabilità dirigenziali, affinché profondano sforzi ancora maggiori, rispetto a quelli già profusi, per preservare le strutture ospedaliere e garantire un’offerta sanitaria all’altezza delle aspettative dei pazienti e in generale dei cittadini del territorio.”

Fonte: comunicato stampa

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