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La prima volta per una donna: il 4 Maggio 1979 Margaret Tatcher diventava Primo Ministro

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Con tutta la ruvidezza, il pragmatismo e la determinazione per cui poi è diventata proverbiale, il 4 Maggio del 1979 giungeva al n.10 di Downing Street Margaret Tatcher, uno degli statisti più iconici che il Regno Unito e l’Europa avessero mai conosciuto.

Dopo aver vinto le elezioni generali del Partito Conservatore, prese di petto la spesa pubblica, l’inflazione, i sindacati quando il Paese era piagato dalla recessione del 1980-1982, rifiutandosi di seguire la teoria economica keynesiana, allora dominante, che imponeva di stimolare la domanda. Nacque presto il mito della “Iron Lady”.

Era la prima volta per tutti: mai un primo ministro donna nella Gran Bretagna, mai due donne al timone del regno. Elisabetta II, cresciuta sotto l’ala protettrice di Winston Churchill si trovava di fronte il leader europeo più carismatico dell’epoca: la figlia del re insieme alla figlia del droghiere di Grantham, due mondi agli antipodi con un’unica certezza, il bene della nazione.

Non furono anni facili, dal momento che la Tatcher dovette affrontare la seconda crisi petrolifera, della rivoluzione iraniana, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan; in tutto questo, la guerra fredda era al culmine (o forse in declino) mentre il rapporto con i sovietici non era certo idilliaco.

Non fu facile per la “signora di ferro” tenere testa all’opposizione, sia dei laburisti che del suo stesso partito, fatto di sepolcri imbiancati che storcevano il naso contro i modi decisi del loro primo ministro. Si raccontano di nomignoli affibbiati, tra un sigaro e un whisky, dei sui compagni di partito, nei club dove si riunivano: “Tina” era quello più gettonato, acronimo di There is no alternative. 

Grazie alla Tatcher i Tory seppero pescare i voti non solo dalla upper class, da sempre il fulcro del partito, ma seppero riscuotere successo e consenso anche nella cosiddetta working class, celebrata anche dallo stesso John Lennon nella ballata Working Class Hero, con grande stupore degli avversari laburisti.

Una volta disse: Don’t follow the crowd, let the crowd follow you! Se ancora si parla di lei, penso che le persone non abbiano ancora smesso di seguirla.

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Marco Loi Editor
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