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La straordinaria avventura di una famiglia di Carbonia, perennemente in vacanza.

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Spirito d’avventura, irrefrenabile voglia d’esplorare e visitare luoghi diversi. Ma anche il desiderio d’incontrare e conoscere altre persone, sperimentando differenti culture e modi di vivere e intendere la società. Sono questi gli ingredienti che hanno spinto una famiglia di Carbonia a intraprendere, 16 mesi or sono, un  avventuroso viaggio in camper che, a dispetto della pandemia, ha finora attraversato 5 Stati europei e gran parte del Nord Italia.

Roberto Corvino, Rita Porcu e il loro figlio Davide di 8 anni, non sanno ancora quando terminerà questa avventura, ma di una cosa sono certi: quando torneranno a casa non saranno più gli stessi.

L' intervista

Roberto e Rita, quali motivazioni vi hanno spinto a intraprendere questo avventuroso viaggio?

Ci è sempre piaciuto viaggiare, ogni qualvolta abbiamo avuto la possibilità lo abbiamo sempre fatto. Ci siamo resi conto che la quotidianità e la realtà della nostra città ci soffocavano, volevamo vivere fuori dagli schemi e da un sistema confezionato per ogni cittadino di questo Stato. E in ultima analisi siamo stati spinti dalla voglia di far conoscere a nostro figlio altri modi di vivere, ovvero altre culture, città, paesaggi e mondi.

Oltre a quelle appena descritte, una delle motivazioni principali, sapendo di non avere una vita garantita e un tempo illimitato, è stata quella di godere dell’affetto di ognuno di noi e il più possibile della nostra vicinanza reciproca, imparando a vivere una vita minimalista.

Tra i luoghi che avete visitato, quali vi sono rimasti maggiormente impressi nella mente?

Facciamo prima a dirti che abbiamo visitato 5 stati stranieri e parte del nord Italia, non sto ad elencarti le città, le spiagge, le montagne, i laghi, i fiumi, i borghi e tutte le meraviglie viste in questo splendido viaggio perché sarebbe impossibile. Ti posso comunque dire che i cinque Stati sono Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra e Belgio. Per quanto riguarda il ricordo che più ci è rimasto nel cuore, anche se è stato tutto indimenticabile, di sicuro trascorrere il capodanno in costume in una spiaggia in Algarve nel sud del Portogallo è stata un’esperienza meravigliosa.

Che differenza avete incontrato fra i luoghi che avete visitato e la vostra terra d’origine, il Sulcis?

Siamo consapevoli di essere nati in una terra meravigliosa ma ci siamo anche resi conto, soprattutto negli ultimi anni, quanto poco abbia da offrire, in particolare nel periodo invernale. Dopo averci trascorso la nostra intera esistenza sentivamo un insopportabile peso che ci ha portato a fare questa scelta, ovvero quella di vivere liberi, perché per noi la casa non è una costruzione in cemento ma è qualsiasi luogo dove stare insieme e felici e per il momento lo siamo ovunque. Per rispondere dettagliatamente alla tua domanda ti possiamo dire che vivere in un’isola comporta per noi degli enormi svantaggi, il primo in assoluto è quello di essere confinati e questo ha fatto si, sempre a nostro modestissimo parere, che la sua popolazione abbia maturato delle vedute ristrettissime. Inoltre, come già affermato in precedenza, sentiamo il bisogno di muoverci liberamente senza dover prendere obbligatoriamente aerei o navi.

Tra le molte persone conosciute in questi mesi, quali vi hanno lasciato un ricordo importante? Potete raccontare qualche piccolo aneddoto?

In un viaggio, o una vita come questa, si incontrano logicamente (anche per via della nostra espansività) tantissime persone, alcune ti insegnano e ti lasciano qualcosa di importante che ti arricchisce, sia con i loro racconti di viaggio che con il loro modo di vivere, altre lasciano meno, ma del resto così è la vita. La bellezza e la fortuna di avere una casa rodante ti danno la possibilità se si incontrano persone piacevoli di stare insieme a esse diversi giorni, altrimenti si può sempre girare la chiave e spostarsi altrove cambiando frequentazioni. Detto questo, nella mia rubrica telefonica ho tantissimi contatti di viaggiatori meravigliosi incontrati lungo il nostro percorso con i quali ci si sente e si fa di tutto per incontrarsi ancora.

Come vivete la quotidianità, e come si articola una giornata tipo del vostro viaggio?

In questo modo di vivere non esiste una giornata tipo, ed è proprio questo il bello. A parte le banali e svariate faccende quotidiane, come la pulizia del camper o la preparazione dei pasti. Può accadere tutto e il contrario di tutto, a seconda di dove ci si trova e di chi si incontra. Puoi ritrovarti a fare il bagno nelle acque termali naturali a mezzanotte o a prendere il sole in una bellissima spiaggia o a fare trekking in una splendida montagna, nonché a consumare un pranzo al sacco con persone appena conosciute, fare una grigliata di carne o pesce appena pescato o consumare un piatto tipico in un ristorantino di una città ancora da visitare. Insomma come già detto non esiste una giornata tipo e non ci si annoia mai.

Un’avventura che avete dovuto interrompere per breve tempo nel pieno della prima ondata epidemica…

Quando in Italia si era già in regime di lockdown, noi ci trovavamo ad Anversa in Belgio, seguivamo l’evolversi della pandemia tramite TV satellitare ed internet, nonostante in Belgio la situazione fosse ancora normalissima. Ma essendo preoccupati per una possibile chiusura totale dell’Europa, ci siamo precipitati al confine con l’Italia nelle Alpi Francesi in modo da avere la possibilità di varcare la frontiera in un attimo e rientrare nel nostro Paese. Siamo rientrati in Sardegna a fine aprile e ripartiti il tre giugno appena sono stati rimossi i vincoli agli spostamenti.

Come ha cambiato il vostro modo di vivere e viaggiare, l’emergenza sanitaria in corso? Avete paura?

In questo momento ci troviamo a cento chilometri a sud di Valencia, che per fortuna si trova in una regione dove il covid non è particolarmente diffuso. Potremmo dire, per intenderci, che è una regione gialla come lo è oggi la Sardegna, e a parte la mascherina e un coprifuoco da mezzanotte alle cinque non ci sono ulteriori restrizioni. Inoltre la polizia è molto tollerante e la fortuna di avere un camper è anche questa, ci si può isolare molto facilmente volendo. Essendo una regione molto vasta con all’incirca quattrocento chilometri di costa si può cambiare spot così da avere panorami sempre nuovi. Attualmente attendiamo che tutto si sistemi per raggiungere il Marocco, Paese momentaneamente chiuso sino al 28 novembre, e trascorrere li il periodo invernale. Non abbiamo nessun particolare timore.

Generalmente viaggi di questo tipo vengono intrapresi da persone singole o da coppie, voi avete deciso di intraprenderlo in famiglia, con vostro figlio. Perché?

Concordiamo con te che questi viaggi siano intrapresi principalmente da coppie o singoli, presumo sia perché affrontare un viaggio come questo crei delle preoccupazioni ai genitori riguardo la socializzazione dei propri figli. In quanto soprattutto nel periodo invernale c’è il rischio di incontrare pochi bambini.

L’abbiamo deciso principalmente perché vogliamo che Davide possa crescere in un modo alternativo, lontano e distante dal sistema nel quale viviamo, libero dai falsi valori del nostro tempo.

Come curate l’istruzione del bimbo e quali difficoltà avete incontrato nel percorso educativo?

Abbiamo richiesto di poter percorrere la via dell’educazione parentale, molto diffusa in altri paesi ma in Italia ancora poco conosciuta. Non abbiamo trovato pressoché nessuna difficoltà, anche perché la scuola ci è stata d’aiuto fornendoci il programma, i libri e il materiale di supporto all’attività didattica in camper. Inoltre le maestre si sono dimostrate molto disponibili per qualsiasi richiesta o consiglio. Siamo coscienti di andare controcorrente dicendo che preferiamo istruire Davide in modo alternativo e non costretto tra quattro mura per otto ore al giorno.

Sentite spesso la mancanza dei familiari che avete lasciato a casa?

Questa è una delle prime “scuse” o battute d’arresto per chi sogna una vita del genere. In questa avventura abbiamo incontrato tantissime persone che viaggiano in camper per brevi periodi di vacanza, e nonostante la loro ammirazione per la nostra scelta fosse totale, spesso ci hanno confessato che uno dei blocchi principali all’emulazione della nostra esperienza era per essi proprio quello legato ai vincoli della famiglia, del lavoro, delle case, delle macchine e degli amici. In realtà al giorno d’oggi con la tecnologia di cui siamo in possesso non è assolutamente un problema vedere e sentire i propri cari, sentirli vicini e volersi bene comunque.

In che modo questa esperienza vi sta arricchendo interiormente?

Una proverbio cinese molto famoso tra i viaggiatori narra che una persona al rientro da un viaggio non sarà mai la stessa di quando è partita, noi, infatti, ci sentiamo già completamente trasformati. Mio figlio Davide dice che si sente più ricco per aver scoperto e visitato l’Europa e per aver conosciuto tante splendide persone, noi invece di lui diciamo che è diventato un bambino più socievole, affettuoso e solare di prima, e perciò pensiamo che questa sia una vita mille volte più ricca ed entusiasmante di quella “normale”. E anche se si vive in un camper di 7 metri (pur sentendoci in realtà come se fossimo dentro un castello), si impara ad apprezzare le piccole cose e a dare il giusto valore a ciò che è veramente importante. Ad esempio vedere il tuo bambino correre e giocare ogni giorno in un “giardino” diverso, andare a letto ammirando le stelle e svegliarsi con una meravigliosa e sempre nuova alba.

Cosa vi sentite di dire a chi vorrebbe intraprendere una vita analoga?

Non abbiate paura di nulla, di perdere un lavoro a tempo indeterminato, di allontanarvi dai vostri cari: partite, viaggiate, conoscete, aprite la mente a luoghi e persone diverse. Non abbiate paura che vi possa mancare una casa, una macchina, una tv, un aperitivo nel solito locale con il solito gruppo di amici, non pensate all’indispensabile (nella vita) come ad avere un telefono di ultima generazione, siate meno materialisti e più concreti. Gli affetti rimarranno e si solidificheranno, le amicizie si rafforzeranno malgrado la distanza. Abbiamo conosciuto tantissimi giovani ragazzi giramondo, lavorano lo stretto necessario per permettersi di continuare a viaggiare, con un bagaglio culturale e un’apertura mentale invidiabile, non abbiate paura che ai vostri figli possa mancare qualcosa, tutto ciò di cui hanno bisogno è l’affetto incondizionato dei propri genitori. Non rimandate mai, la vita è adesso…

Quando terminerete questo viaggio?

Sai Manolo, quando si comincia a vivere in questo modo è molto difficile tornare indietro, quindi per adesso mai, comunque non abbiamo date o scadenze.

Commenti(7)

  1. Ma che lavoro fate? Nel senso non avete parlato di come vi mantenete per viaggiare.

  2. Un bell’articolo… Da giornalista però avrei chiesto loro come si mantengono facendo la vita da girovaghi..

  3. Potrei sapere come si mantengono? Perché a parte le belle parole che sono gratis la spesa il gasolio il tagliando al camper e i pezzi di ricambio, la bombola del gas, eil ristorantino locale la crema solare e lo spray antizanzare e siccome nelle foto non siete vestiti proprio di roba cucita da voi, o siete ricchi di famiglia oppure dei super liberi professionisti e io tutta questa vita minimalista con un camper da 50000 € non c’è la vedo! Ma scusate la mia ristrettezza mentale e direttamente proporzionale aala vostra ipocrisia

    • Alessandro

      Mi scusi Fabio
      Stavo per fare l’ennesimo commento sulla natura dei proventi perché in effetti è l’unico argomento che non tratta l’articolo e non per fare i conti in tasca a queste persone, magari per prendere spunto.
      Il suo però non lo capisco.
      Pensa che non esista una situazione lavorativa possibile da gestire da in camper in giro per il mondo?
      Se il sig. Roberto fosse uno scrittore?
      Se la sig.ra Rita fosse benestante?
      Non va bene per lei?
      Una casa non ha spese? Sono meno di quelle di un camper?
      Dov’è l’ipocrisia scusi?
      Minimalista vuol dire sufficiente per se stessi, soggettivamente, non significa povero, sporco, sciatto, trasandato, significa c’è quello che serve non oltre.
      Mica hanno detto che vivono in povertà pur di stare in camper a viaggiare, hanno detto che non vogliono essere suoi vicini di casa,.
      Buona invidia

  4. Mi scusi Alessandro
    Nn credo che Fabio o tutti gli altri abbiano scritto per invidia, ma solo per senso pratico perché – da buoni “padri di famiglia” – tutti sappiamo quanto sia impossibile vivere senza un lavoro, quindi il non parlare di come si mantengono in viaggio e di come mantengono la casa in Sardegna (che anche se al momento disabitata genera costi) rende l articolo monco…. e ripeto non siamo invidiosi ma solo pratici

  5. Scusi Alessandro ma il commento di Fabio e di tutti gli altri nasce dalla praticità di noi comuni mortali abituati a lavorare per poter vivere. Perché l’articolo parla di tutto tranne che di come si mantengono …. perché oltre a mantenere se stessi in viaggio devono anche mantenere una casa in Sardegna che, se pur al momento disabitata, genera comunque dei costi fissi. Quindi quella di Fabio, e quella di tutti, non è invidia ma solo senso pratico di persone che sanno che senza un lavoro (per lo meno per chi non è ricco) non si campa……

    • alessandro

      Jessica
      Intanto minriferivo solo al commento del Sig. Fabio e ho confermato che anche io vorrei saperlo, per completezza di informazione.
      Ho contestato l’ipocrisia di cui accusa questa famiglia e il fatto che utilizzi la parola “minimalista” in maniera impropria.
      Come se gli dovessero delle spiegazioni su come spendono i loro soldi.
      Mica hanno detto che possono permetterselo tutti.
      Cosa esattamente non vi sta bene?
      Usano i vostri?
      Perché sembra che se poteste permettervelo sareste tutti in giro in camper, invece credo abbiate solo qualcosa da contestare a qualcuno.
      Mi sembra il tipico caso in cui se ti piace la cosa commenti positivamente, se non ti piace stai a cuccia senza sparare alle gambe di nessuno.

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