Nave alla deriva davanti a Carloforte: cresce l’allarme sulla sicurezza eolica offshore

L’opinione pubblica e le autorità amministrative, regionali e nazionali non possono restare indifferenti di fronte al grave rischio di naufragio corso nella notte dalla nave Blue Ocean A, rimasta in avaria durante severe condizioni meteomarine, caratterizzate da forte vento e mareggiate da ponente–maestrale, nelle acque antistanti Punta Spalmatore, nell’Isola di San Pietro, a Carloforte.

Si tratta di una nave di ragguardevoli dimensioni, con una stazza lorda di 7.878 tonnellate, una lunghezza di 117 metri e una larghezza di 18,15 metri. L’unità, completamente alla deriva, procedeva a una velocità di circa 1,7 nodi (3 km/h). È facile immaginare quali conseguenze disastrose si sarebbero potute verificare qualora la nave avesse urtato una delle piattaforme flottanti di sostegno delle mega turbine eoliche offshore, strutture di dimensioni e tonnellaggio comparabili.

L’episodio riaccende con forza il dibattito sulla speculazione energetica che incombe sul Sud-Ovest della Sardegna. Attualmente risultano nove richieste di installazione di impianti eolici offshore, per un totale di circa 500 pale eoliche, che occuperebbero centinaia di chilometri quadrati di superficie marina per ciascun impianto. Si tratta di tecnologie sperimentali, prive di precedenti nel Mediterraneo, con impatti ancora largamente sconosciuti.

Secondo quanto dichiarato dall’avv. Salvatore Obino, esponente del Comitato NO Speculazione Energetica Carloforte, l’episodio dimostra come, a pochi giorni dai gravi danni subiti dalle coste sarde a causa del ciclone mediterraneo Harry, sia indispensabile una riflessione seria e responsabile da parte delle autorità competenti e degli enti rappresentativi delle comunità del Sulcis-Iglesiente.

L’avvocato Obino sottolinea la necessità di valutare attentamente le conseguenze di lungo periodo sull’ecosistema marino, sul territorio e sul paesaggio, sulle nuove forme di economia compatibile, nonché sulla sicurezza della navigazione. Le istituzioni – afferma – devono operare concretamente per la tutela dei diritti delle comunità locali, promuovendo una transizione energetica che sia realmente ecologica, sicura e giusta.

Un percorso che deve essere coerente con il principio sancito dall’articolo 9, comma 2, della Costituzione, che impone la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

Fonte: comunicato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto