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Nel Sulcis iglesiente si perpetua la drammatica incertezza delle famiglie appese alla sempre più (economicamente) ridotta mobilità in deroga

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Dal mare magnum di bonus, redditi di cittadinanza, ammortizzatori sociali e contributi a fondo perduto, elargiti a mani piene negli ultimi mesi, è stata esclusa una categoria di persone che tra il Sulcis Iglesiente e il Medio Campidano ancora attende certezze sul proprio futuro: ossia quella dei lavoratori percettori della mobilità in deroga prevista per le aree industriali di crisi complessa.

Per intenderci, fra i tanti, anche quelli delle maestranze degli appalti EurAllumina, dell’ex ALCOA, e di tante altre realtà imprenditoriali dismesse a causa della deindustrializzazione occorsa a cavallo tra il 2009 e il 2012 nel polo industriale di Portovesme.

Il prossimo 31 ottobre scadrà la mobilità in deroga per centinaia di essi, e ancorché è stato assicurato dai governi nazionale e regionale che le risorse economiche già stanziate per garantire gli “assegni ai beneficiari saranno sufficienti fino al 31 dicembre 2020, ancora non esiste alcuna certezza sulle procedure da attuare per l’erogazione effettiva delle indennità.
E se non sarà garantito un automatismo burocratico nel riconoscimento delle domande già presentate dalle organizzazioni sindacali e accettate dalla Regione Sardegna per questi primi 10 mesi, si correrà il rischio di dover ripetere tutte le procedure già espletate, con la conseguenza di generare nuovi, insostenibili, ritardi nell’erogazione dell’ammortizzatore sociale a favore di centinaia di famiglie da anni condannate a una triste condizione di sopravvivenza.

Ma l’aspetto che in realtà fa maggiormente preoccupare sindacati e lavoratori, è quello inerente il riconoscimento della mobilità in deroga per l’intero anno 2021. Allo stato attuale non ci sarebbero alcune certezze in tal senso. Nonostante esistano vertenze come quella Sider Alloys ed EurAllumina, che sembrerebbero ormai incanalate verso un percorso di risoluzione e che quindi giustificherebbero la concessione di una nuova annualità di ammortizzatori sociali per non lasciare senza sostegno le ex maestranze coinvolte.

A questa preoccupazione si aggiunge anche quella per l’entità economica della mobilità in deroga che dopo svariati rinnovi è, per gran parte dei lavoratori, ridotta fino al 30% e quindi nemmeno lontanamente paragonabile a quella di un ammortizzatore sociale tradizionale o anche all’ormai ordinario reddito di cittadinanza.
In queste condizioni, hanno denunciato più volte le organizzazioni sindacali di Fiom e Uilm – che da tempo chiedono una rivisitazione economica delle indennità, “le famiglie coinvolte sono impossibilitate a vivere dignitosamente”.

Una criticità che, almeno per una parte dei lavoratori, in particolare quelli legati a vertenze come Sider Alloys, potrebbe essere superata se si allestissero dei piani di politiche attive per il lavoro e dunque di riqualificazione delle ex maestranze, con la compensazione economica delle parti di indennità decurtate in questi anni.
Seguendo questo percorso, da una parte si restituirebbe la consistenza di un ammortizzatore sociale tradizionale agli ex dipendenti, e dall’altra si provvederebbe al loro riallineamento delle competenze in vista di una ricollocazione negli stabilimenti in fase di riavvio.

In questo contesto le rappresentanze sindacali attendono di partecipare a dei tavoli specifici convocati dalla Regione Sardegna che primariamente ha l’onore di allestire, di concerto con le aziende coinvolte e le parti sociali, i piani di politiche attive per il lavoro. E contestualmente di intervenire per sveltire le procedure burocratiche e pungolare il governo nazionale affinché decreti il riconoscimento di una nuova annualità della mobilità in deroga, possibilmente ripristinando le indennità originarie in vigore prima delle varie decurtazioni, anche per l’anno 2021.

In caso contrario gli ex lavoratori beneficiari di tali strumenti di sostegno al reddito, pur con le difficoltà dettate dalle restrizioni introdotte per far fronte all’attuale condizione di emergenza sanitaria, potrebbero addirittura essere spinti dall’incertezza e dalla disperazione a far sentire la propria voce, e ancora una volta il rumore dei propri caschetti, fin sotto i palazzi delle istituzioni dove si decidono le sorti generali dei cittadini.

Una situazione certamente non auspicabile visti i tempi che corrono, e per scongiurare la quale sarebbe importante riaprire e rendere efficaci i tavoli di confronto istituzionale sull’argomento.

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