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Parlandoci Chiara…mente: Acqua, sole, vento “Merci da privatizzare o risorse pubbliche?”

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Cosa dovrebbe essere pubblico e cosa privato per favorire una ridistribuzione equa  delle  risorse favorendo la crescita economica di una sempre crescente parte di società che scivola nella povertà? Di una società più esigente, complessa e che reclama sempre più diritti?

Perché lo Stato funzioni, il cittadino deve contribuire pagando le tasse, in base alle propria capacità contributiva. Per chiarire, essere curati, oggi è un “diritto”, reso possibile dal pagamento delle tasse, che è un “dovere”pagare.

È vero che ci sono molti margini di miglioramento, ma è un servizio, per chi paga e per chi evade le tasse. Tutti, secondo la nostra Costituzione, possono accedere al servizio. Tutti, italiani e stranieri, hanno diritto alle cure sanitarie.

In tantissimi altri stati si paga! La nostra “Sanità Pubblica” è una rarità.

La gran parte dei servizi di cui beneficiamo ogni giorno senza farci caso, sono pubblici. L’istruzione ne è un esempio. Non  tantissimo  tempo  fa,  l’istruzione era  preclusa  ai  più.  Solo i  ceti più  abbienti  potevano accedervi, ma lo Stato oggi, garantisce a tutti un percorso di studi obbligatorio, vissuto talvolta come mera imposizione. Ma, è bene ricordare che, lo sviluppo e la civiltà di una Nazione è proporzionale al livello di istruzione raggiunto dai suoi cittadini.

L’aumento crescente degli insuccessi e dell’ abbandono scolastico, evidenziano una crescente sfiducia e perdita di interesse per la scuola, che non garantisce più un futuro professionale sicuro e ben remunerato .

L’aspetto da non sottovalutare però , è che la scuola contribuisce comunque a creare benessere, formando l’individuo attraverso lo studio, la conoscenza e il confronto fra pari.

Lo Stato risponde alle esigenze di tutti i cittadini con la Carta Costituzionale. Noi come cittadini, e cioè “Noi Stato”, non dobbiamo fare altro che reclamare i nostri diritti.

Negli anni però, molto del “ PUBBLICO” è diventato “PRIVATO” e, il “PRIVATO” segue la logica del profitto, facendo cassa a scapito dei servizi, sempre meno rispondenti alle esigenze dei singoli . Al centro non ci sono più le persone, ma gli affari.

Il discredito sociale che fa di tutta l’erba un fascio, senza salvare nessuno ha colpito tutti i settori, da prima il pubblico: scuola, sanità e servizi, per poi passare al settore privato, che sempre più spesso si sostituisce al pubblico con finanziamenti statali.

Non si salva nessuno, perché, se da un lato si generalizza per mancanza di strumenti di giudizio, dall’altra il discredito  è utilizzato per distruggere e demolire gli avversari e salvare se stessi. Chi urla vince!

Con la pandemia non del tutto superata, che ha in due anni acuito la crisi del mondo del lavoro con conseguenti chiusure sistematiche di attività e aziende , è esplosa l’emergenza energetica per la guerra in Ucraina. Il caro bolletta ha portato sul lastrico e seppellito chi si era salvato dalla pandemia. Lo stato non ha tutelato il cittadino dalle  speculazioni  del mercato  energetico. Queste, hanno pesato sulle  teste già atterrite delle persone e delle piccole e medie aziende in difficoltà. Molti privati hanno speculato anche sul pubblico e col pubblico. L’incapacità di gestire la complessità è evidente anche nelle sfere più alte. Manca la preparazione e la formazione oltre che il buon senso e le persone giuste ai posti giusti. Paghiamo decenni di leggerezza, incuria e lassismo.

La transizione energetica, che nel prossimo futuro dovremo affrontare, con i finanziamenti del PNRR, dovrebbe liberarci dalla schiavitù del gas dalla Russia e da fonti energetiche inquinanti, presenti nel territorio nazionale. Avremo risorse economiche da spendere per migliorare e portare sviluppo e lavoro nei nostri territori. Una domanda sorge spontanea: saremo in grado di pianificare e programmare in modo intelligente? La Transizione energetica implica il passaggio da un modo di produrre energia ad un altro, utilizzando l’energia dell’acqua, del vento e del sole. Ci siamo preparati alla sfida? Siamo in grado, ad ogni livello, di programmare la spesa per l’installazione di pale eoliche, di pannelli solari, e di tutto ciò di cui il nostro territorio ha bisogno, per soddisfare il fabbisogno energetico? O succederà che con i continui NO a ogni proposta, lo Stato ci imporrà, come già sta avvenendo, foreste eoliche a ridosso delle coste sarde?

Le distese di pannelli fotovoltaici continueranno a occupare suolo agricolo per soddisfare la sete di denaro di imprenditori, che della Sardegna amano solo il mare e gli affari milionari che possono fare investendo in rinnovabili?

Beninteso, il turismo è una risorsa di primaria importanza, ma stare inermi, ci mette nella condizione di subire decisioni prese da altri. Se pensiamo di non essere una colonia da sfruttare, non barricchiamoci dietro a sterili  NO. I No non sono una proposta, né una risposta. Dietro non c’è nessuna idea di cosa fare e di come fare! Bisogna passare a proposte concrete. La transizione energetica è qui e dovrebbe portarci all’ autonomia energetica. Chiediamoci, perché come singoli siamo disposti a mettere impianti nelle nostre case, mentre facciamo le barricate per gli impianti da installare nei suoli pubblici. Bisogna capire che il mondo cambia. Noi cambiamo. Il progresso si arricchisce di tecnologie funzionali al nostro benessere, che facilitano e migliorano la vita, ma che funzionano con l’energia.

Come cittadini dobbiamo pretendere proposte serie, intelligenti, adatte alla Sardegna. Applichiamo o replichiamo le buone pratiche già sperimentate da altri . Condividiamo e spieghiamo la necessità e l’utilità delle nuove proposte. Le persone capiscono!

Incominciamo ad affermare il principio democratico che il sole, il vento, il mare, sono di tutti e cioè pubblici, come l’acqua. Che l’energia prodotta può essere a basso costo o gratis, se anche la produzione individuale di energia aumenta insieme agli investimenti pubblici e con le case dell’energia.

Pretendiamo progetti innovativi, che individuino siti, in aree già compromesse, adatti per l’installazione. Che rispettino il paesaggio e il territorio e che tengano in considerazione il bene collettivo.

Ci sono giovani preparati che aspettano di essere coinvolti nella progettazione e nello viluppo del territorio. Cediamo il passo, diamo voce alla parte più formata e più intraprendente delle nostre comunità.

Incoraggiamo i giovani a formarsi e a studiare, a credere nuovamente nel valore della scuola, a fare esperienze all’estero, a formarsi e a tornare carichi di idee per collaborare apportando la propria esperienza. Il confronto con altre realtà è vitale per cambiare approccio, per superare i pregiudizi e per crescere culturalmente. Abbiamo bisogno di menti aperte per affrontare tutte le sfide che ci attendono.

Riconosciamo il valore delle persone, tuteliamo e valorizziamo il territorio in cui viviamo e impegniamoci a perseguire il ben-essere sociale ed economico, utilizzando con rispetto e responsabilità le risorse presenti per uno sviluppo sostenibile e una società più consapevole ed equa.

di Chiara Bellu

 

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