Il presepe in Sardegna, chiamato in sardo Nascimentu (Natività), ritrae una delle tradizioni natalizie più sentite e radicate dell’isola. Non è solo una raffigurazione della Natività, ma un “racconto” che fonde fede, storia locale e identità culturale. Ogni comunità sarda interpreta il presepe secondo le proprie tradizioni e si arricchisce nel paesaggio e nella cultura locale, usando spesso elementi come nuraghi al posto delle capanne, costumi tradizionali per le statuine, e materiali come sughero, mutando la scena in una rievocazione della vita rurale sarda, con pastori, launeddas e scene di vita quotidiana, come la preparazione del pane, divenendo manifestazione di identità e arte artigianale. Il Natale in Sardegna è un evento meraviglioso di tradizioni agropastorali e religiose, incentrato su “Sa notte ‘e xena” (la Vigilia), quando le famiglie si riuniscono attorno al focolare per accendere il ceppo propiziatorio (su truncu ‘e xena) che deve ardere fino all’Epifania, simbolo di salute e prosperità, mangiando piatti ricchi come culurgiones, fregola e carne, e giocando a sa murra o su barralliccu.
Inaugurato l’8 dicembre u.s. il presepe allestito presso il Museo del Mare in via Torre 2, continua a raccogliere successo. Grande è la soddisfazione dell’Associazione Turistica Pro Loco che ha visto i soci impegnati nell’allestimento della scena della Natività. Davanti al vecchio caminetto i personaggi, abbigliati con costumi dei pescatori della Tonnara, rievocano sa notti ‘e xena con tanto di tavola apparecchiata con prodotti tipici della ricorrenza; davanti alla figura di Maria il Bambino adagiato in una culla mentre Giuseppe controlla che non manchi nulla sul tavolo. Nel caminetto una fiamma ardente scalda una vecchia pentola: anch’essa contribuirà sulla tavola per condividere il pasto della vigilia. I visitatori rimangono meravigliati da questa scena che riporta in mente le vigilie di un tempo proprio quando si festeggiava con quel poco. La scena viene arricchita da una ricca dispensa: sono i doni della mandada; un gesto di solidarietà che si faceva tra le famiglie del vicinato perché tutte potessero festeggiare bene il Natale. E’ un gesto molto antico della tradizione campidanese e della zona del nuorese: si portava a casa del vicino qualche prodotto e chi lo riceveva poteva assaporare qualcosa di buono; di solito si offriva un pezzo di carne, del formaggio o i dolci come is pabassinas o su pan’e saba.
Ma questo presepe esprime non soltanto la tradizione ma tutta la spiritualità che scaturisce; è evidente sul tavolo una candela accesa: è la Luce di Cristo, un’energia divina che emana da Dio tramite Gesù, illuminando tutte le cose, dando vita e guidando le persone a distinguere il bene dal male, manifestandosi nella coscienza e spingendo all’azione buona, alla fede e all’amore, trasformando i credenti in “figli della luce” che riflettono questa guida divina nel mondo. Ecco il significato del lume acceso: la luce di Cristo è amore e verità, e manifesta il Suo piano di salvezza come una lampada illumina la presenza di Gesù tra gli uomini. Essere luce significa anche compiere le opere di Dio, vivere secondo i Suoi comandamenti e portare la Sua testimonianza nel mondo, diventando noi stessi “luce del mondo” (Matteo 5:14). Possiamo dire che il presepe, incentrato sulle nostre tradizioni affascina e nello stesso tempo ci incanta per essere partecipi come Maria e Giuseppe in questa tenera scena presepiale. In sintesi, il presepe sardo è molto più di una semplice rappresentazione religiosa, è un racconto visivo della storia, della cultura e dell’identità dell’isola, espressione di un forte legame tra fede e territorio.
Info: Il Presepe della tradizione sarda
c/o Museo del Mare via Torre, 2
cell. 3291336184


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