Cultura

Ricordando J. Hirschman di Luan Rama

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Quando il poeta americano Jack Hirschman, grande amico di Beppe Costa, è morto a San Francisco in agosto, il poeta siciliano ha scritto per lui: “Tu Jack hai percorso molte parti dolenti / di questa nostra terra, dove c’era da battersi / non rimane solo poesia, ma tu che sei Poesia!” Hirschman si è unito in questo modo con i suoi predecessori nell’altare dei poeti del mondo salutando per l’ultima volta le generazioni che arriveranno dopo. Una lunga vita di poesia, una poetica potente per la rivolta e la libertà, poiché Jack non era un poeta di salotti e divani caldi ma era il poeta della strada. Questo l’ha vissuto con la sua vita bohemien negli anni ’60 quando manifestava contro la guerra in Vietnam e quando, perseguitato dalla furia post-marxsita, è stato costretto a fare la vita di poeta errante; leggendo poesie ai passanti – per poter vivere degnamente senza piegarsi davanti al potere. Le sue sono poesie di protesta, di rappresentazione del dolore dei popoli, della lotta contro la guerra,  inni per la libertà del mondo, dell’amore umano, del sentimento per la donna e per la vita, nel modo in cui è raffigurato in “foglie d’erba”, che una volta cantava il suo grande compatriota Whitmann. Come ha scritto Beppe Costa riferendosi all’ultimo incontro poetico di Jack Hirschman in Sardegna, “…ho visto poeti senza bagagli e scarpe / felici di comunicare / a visi vivi e aperti”, e  continuando: “ho visto, cosi tanto / che ho voglia di spegnere / questi colori d’apparente inganno / e dare quel cuore che resta / a quei tanti / che in silenzio sanno e ancora sostengono / col loro canto quel sogno…”. Così si è espresso Beppe per il suo compagno, l’amico americano della generazioni di Allen Ginsberg. Ma non si è accontentato solo di questo, non era abbastanza. I poeti della libertà sono necessari sempre soprattutto dopo la loro morte. Ecco perché ha organizzato la serata commemorativa per lui con poeti italiani e albanesi: Daniela Dante, Era Buçpapaj, Marco Cinque, Patrizia Nizzo, Luan Rama, Nikolle Loka, Sara Capoccioni, Stefania di Lino, Ukê Buaçpapaj, Valbona Jakova. Oltre a loro i musicisti: Marcos Vinicius, Matteo Cavicchini e Nicola Alesini, che hanno accompagnato il tutto con una musica così espressiva da creare un’armonia assoluta, dove la poesia si è potuta esprimere in similitudine ed in maniera adeguata alla stessa musica, onorando Hirschman, poeta che nella vita creativa ha aspirato questa unione. L’insieme sempre in un ambiente musicale, tra Jazz, blues e canzoni moderne di protesta, dove la lettura direttamente al pubblico piace così da costruire un dialogo permanente con le persone. Questo incontro online e quello in presenza presso wine bar Necci di Roma (con Alessandra Bava, biografa di Jack, Ludovica Lanini, John Claude Smith e altri dove si sono lette esclusivamente poesie di Jack), si sono solti il 13 docembre giorno del compleanno di Jack ed è segno di quel sentimento che i poeti del pianeta nutrono verso i loro predecessori e nello specifico per questo grande Maestro che ha lasciato la sua impronta nella poesia umanistica del mondo. Sono un gruppo di poeti che leggono le sue poesie nella loro lingua madre e le loro poesie dedicate all’amico americano. Il Poeta Ukë Buçpapaj nel suo pezzo “Mirënjohje” ha scritto: “ Jack di tutti i soli è il maestro delle luci / Jack di tutte le luci è padrone di splendenti soli / demolitore spietato delle notti umane / parlatore arguto delle lingue amanti di libertà…”. Mentre la poetessa Valbona Jakova ha posto l’accento, tra l’altro, sulla povertà umana: “Questa è la poesia di una linfa eterna/piena di amore umano in ogni parola,/è la parola rivolta alle persone/ a cui la parola le fu negata,/ come le fu negata la ricchezza, la giustizia, i titoli, /i tuoi versi allungano la mano alla povertà…”. Sì, la sua vita è stata era e sarà una vera fonte d’ispirazione per le nuove generazioni, in quanto con il suo immenso insegnamento ha identificato la figura del poeta in colui che non dovrebbe mai scendere a compromessi, a spese dell’ideale della libertà dei popoli e della creazione della solidarietà, della società giusta e dell’umanità.

Ciò che si denota in questi incontri o festival della poesia mondiale, organizzati da Beppe Costa, in questo momento di furia nazionalista e populista dell’estrema destra in Europa e nel resto del mondo, è l’ alleanza poetica, invitando al tavolo autori di tutto il pianeta: dall’America, al Giappone, dai Paesi Arabi, ai Paesi Scandinavi, dai Balcani, a Israele, all’ Irlanda, alla Spagna e, ovviamente, dall’Italia. Questa “famiglia poetica” progressivamente si espande in dozzine di centinaia di voci diventando una voce corale, con gli autori come Alessandra Trevisan, Ali Al Ameri, Simone Principe, Ugo Magnanti, Tendo Taijin, Saed Abu Tabanja, Alessadra Tucci, Andrew P. Singer, Alfredo Pérez Alencart, Antonio Vanni, Claudio Moica, Cristina Polli, Fabiola Sali, Evan Myquest, Lucianna Argentino, Nora Capomastro, Olimb Velaj, Patrizia Nizzo, Valbona Jakova, Anna Maria Curci, Poul Lynggaard Damgaard, ecc.

Beppe Costa non dimentica il contributo dei poeti e degli scrittori dell’universo in cui viviamo. E gli omaggi per loro sono stati costanti e molteplici; da Moravia ad Arrabal, Pasolini, Ortese, Cambria, Araidi, ecc. Attraverso loro cerca di mantenere acceso il loro spirito, gli ideali di una società progressista, di una realtà che deve combattere, senza perdere tempo, di fronte ai grandi problemi di un mondo in crisi: il pericolo di una guerra barbara che potrebbe esplodere da un momento all’altro, quando il rumore delle armi si sentono proprio nei confini dei paesi più piccoli e non protetti, la lotta contro l’arbitrarietà, l’egemonia dei superpoteri che non ne vogliono sapere della libertà degli altri popoli e delle minoranze; dell’aspirazione per la pace e la democrazia, della guerra di fronte alle grandi crisi climatica e umana che minaccia oggi la terra e il suo futuro. Ecco perché è importante l’alleanza dei poeti, degli scrittori, degli artisti e dell’intelligenza di tutto il mondo per fermare la deriva di qualsiasi crimine di stato nel nome del nazionalismo, della religione e della discriminazione razziale. Ecco perché la poesia dovrebbe scendere nella sua Agorà cittadina, tra il “demos”, in piazze e nelle strade per trasformare la poesia in un’ “arma”, in una chiamata e in un grido di vittoria, come hanno fatto Lorca, Neruda, Éluard nei tempi più bui del fascismo, come ha fatto Pasolini e i suoi amici, i Bardi del mondo umano.

Salendo le sue scale celesti, Hirschman ha chiaramente sperato nella grande missione dell’arte e ha sempre creduto che nella società umana, dopo  aggressività, invasioni, genocidi e guerre nucleari, rimane il grande apprendimento della vigilanza e dell’azione, strumenti validi per far fronte al male, che deve essere combattuto, affrontato nelle piazze e nelle strade del mondo, in modo che esso non trionfi. La speranza della libertà, del diritto e della giustizia è l’aspirazione permanente dell’attività creativa dei popoli:

“Jack va, sale, a piedi nudi come allora

nelle scalate  celesti dei poeti bohémi,

ai ritmi di Jazz e Blues, un garofano tiene fra le labbra

circondato da migliaia di luci più belle che i poemi biblici…”.

di Luan Rama 

 

“traduzione dalla lingua albanese di Valbona Jakova  e revisione di Antonella  Caiola

Foto di Jack è di Marco Cinque.

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