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Sanità Sulcis Iglesiente: Garau e Arru “Comunicazione rassicurante e realtà operativa non coincidono”

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Pubblichiamo integralmente il documento che segue, inviato alla Direzione generale Asl.n.7 Sulcis iglesiente e all’ Assessorato regionale dell’igiene e Sanità e dell’assistenza sociale da Daniela Garau e Gianluca Arru, per garantire ai cittadini un’informazione completa e trasparente su una vicenda che ha suscitato un ampio dibattito pubblico in merito all’organizzazione dei servizi sanitari nel territorio del Sulcis Iglesiente.
Il testo rappresenta una presa di posizione politica e istituzionale che intende chiarire le ragioni di una denuncia già formalmente avanzata, offrendo una riflessione articolata sui temi della programmazione sanitaria, della continuità assistenziale e della responsabilità pubblica.
Nel rispetto del diritto di cronaca e del principio di trasparenza, si ritiene doveroso rendere accessibile integralmente il contenuto, affinché il confronto avvenga sui fatti, sui documenti e sulle argomentazioni esposte, senza semplificazioni o letture parziali.

” Gentilissimi,

rilevo che la mia denuncia politica indirizzata all’Assessore regionale alla Sanità ad interim, D.ssa Alessandra Todde e alla Dirigenza dell’ASL n7, a seguito del “resoconto” reso dal Collega Gianluca Arru nel corso della seduta pubblica del consiglio comunale di lunedì, che traeva la propria fonte da un documento interno della Direzione del CTO inviato a più destinatari, che per ovvie ragioni ritengo di non pubblicare, la cui esistenza non risulta smentita dal soggetto mittente, abbia generato qualche polemica. .

Riteniamo opportuno, pertanto, a tal proposito, formulare qualche riflessione, poiché tutti noi crediamo fermamente nel valore del ruolo che ricopriamo e ancora di più nel valore della trasparenza e verità.

La situazione venutasi a creare delinea un classico caso di “doppio binario” comunicativo, dove la realtà gestionale interna che ha avuto origine evidentemente da fonti certe (comunicazione scritta/ mail), collide con la narrazione rassicurante rivolta poi all’opinione pubblica, peraltro, emersa solo dopo la denuncia politica.

Lo diciamo a scanso di equivoci, ben venga ogni “correttivo”, ogni ripensamento, ogni rettifica del contenuto di quel documento scritto, risalente al 18 dicembre c.m..

Ne saremo tutti lieti, perché l’intento era proprio quello di evitare ulteriori disagi, già gravissimi, agli utenti della sanità e agli operatori stessi.

Urge, però, una riflessione seria e più generale.

Il tentativo di “normalizzazione” di una pianificazione che genera disservizi e gravissimi disagi, perché ciò è innegabile e inconfutabile (attese di giorni e giorni per interventi chirurgici di femore, permanenza di pazienti nei corridoi dei pronto soccorso, lunghe attese per visite specialistiche ect.) non può generare soddisfazione da parte di chi riveste ruoli apicali in sanità o in politica.

Il comunicato pubblicato oggi dall’Asl “maschera” come scelta di calendario e/o di pianificazione (week surgery) quello che è, invece, per tutti, un vero problema di pianificazione e, pertanto, strutturale .

Spostare il focus sulle urgenze per coprire il vuoto che si crea dalla sospensione della chirurgia programmata significa ammettere che non si è in grado di gestire ciò che dovrebbe essere gestito, ossia l’ordinario, immaginiamo le urgenze!

La denuncia politica non è solo una denuncia di merito sulla sanità nel Sulcis iglesiente, ma, a questo punto, solleva questioni di etica pubblica e di trasparenza.

L’istituzione emette una narrazione (la “settimana corta” o week surgery come scelta programmata) per mantenere una facciata di efficienza, un’espediente di sopravvivenza , mentre la struttura operativa risponde a logiche di emergenza o carenza.

Quando la smentita ufficiale cozza con la realtà percepita (pazienti in corridoio, liste d’attesa), si crea un “deficit di realtà” che mina la fiducia nelle istituzioni.

Se un “correttivo” viene e/o verrà applicato dopo una denuncia (attenderemo che trascorrano questi 24 giorni), la narrazione della “pianificazione preesistente” perde forza logica e la nostra politica di vigilanza, in questo caso, ha agito come un catalizzatore di trasparenza forzata.

Se la chiusura programmata di un reparto durante le festività o nei fine settimana non è supportata, per scelte illogiche, da una rete territoriale che assorbe il carico, dato che al Sirai, struttura complessa e non semplice come il CtO, esiste un reparto di ortopedia e traumatologia, ma non operativo pienamente, non è “efficientamento”, è contrazione del servizio.

Le urgenze ortopediche (come le fratture del femore nell’anziano) hanno protocolli clinici che impongono l’intervento entro 48 ore.
Una programmazione che non garantisce questa fluidità “per ragioni di calendario” espone l’azienda a rischi clinici e medico-legali enormi.

E i pazienti?

Dispiace constatare che ci siano politici che non colgano l’essenza della denuncia. Questo si che è grave, perché sono rappresentanti dei cittadini e dei loro bisogni e non delle necessità delle istituzioni.

Spesso si valutano i “trend di incremento” delle prestazioni totali annue. Tuttavia, la salute è un servizio a flusso continuo. Un incremento non serve al paziente che ha bisogno di un intervento il 25 dicembre e trova il reparto in “sospensione programmata”, non serve ai 9000 pazienti che sono ricorsi dal Sulcis Iglesiente alle cure dei presidi di Cagliari (dato rilasciato dall’assessore regionale Bartolazzi nel corso dell’incontro con il nostro consiglio comunale).

La programmazione deve essere al servizio della continuità assistenziale, non il contrario.

L’azione politica di chi riveste ruoli in rappresentanza dei cittadini funge di sentinella democratica, come unico contrappeso a una gestione che, per ragioni talvolta inspiegabili, travalica la reale portata delle proprie scelte ai danni degli utenti della sanità, che la subiscono.

Mettere a nudo le inefficienze e i potenziali rischi per la collettività, che alla data del 18 dicembre erano attuali, eccome se erano attuali, significa ricordare a tutti i ruoli dirigenziali e istituzionali che la salute non è un “trend di incremento” o un dato statistico, ma un servizio che deve garantire continuità e efficienza.

Le scelte organizzative hanno ricadute reali sulla pelle dei pazienti.

Anche se l’attività è “programmata”, tre settimane di stop eventuale (dal 18 dicembre all’11 gennaio) peserebbero su un sistema più che mai fragile.

Quando un’azienda sanitaria che ben conosce la realtà dei fatti, i passaggi documentali intercorsi, la stessa situazione critica che vive quotidianamente l’utenza, definisce “priva di fondamento” la denuncia politica, o peggio politici che la liquidano come “fake news” minano la loro stessa credibilità e quella delle istituzioni.

Il diritto alla salute non va in vacanza. Se l’ortopedia dipende da un reparto che chiude (week surgery) , il problema è di programmazione strutturale, non di festività sul calendario.

La politica che vigila non cerca il colpevole, ma la soluzione. Se la denuncia costringe a trovare soluzioni o a garantire ciò che si rischia sia negato, il ruolo di garanzia di tutti, nessuno escluso, è stato pienamente assolto.

Resta, però, l’amarezza di dover essere ‘costretti’ a puntualizzare, questo per non voler andare oltre, perché il puntiglio, se volessimo, potremmo conoscerlo tutti.

Questa storia ricorda, ahinoi, una scena del film “Titanic” , quella in cui i musicisti suonavano e la nave si inabissava.”

Fonte: comunicato

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