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Sassari, in centinaia in Piazza d’Italia contro l’allevamento intensivo: “La Sardegna merita un futuro sostenibile”

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Piazza d’Italia si è riempita di voci, cartelli e testimonianze nella giornata di domenica, quando alcune centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l’allevamento intensivo di suini attivo nella zona di Caniga, un impianto situato a ridosso delle abitazioni e percepito dai residenti come una minaccia per la salute pubblica, l’ambiente e il benessere animale.

La manifestazione, sostenuta da LEIDAA, LAV, OIPA e Anonymous for the Voiceless, ha visto la partecipazione di cittadini, famiglie, studenti, professionisti, attivisti e semplici curiosi.

“Non tutti avevano le stesse idee, le stesse abitudini o lo stesso percorso: eppure in piazza si sono ritrovati come una comunità, come una Sassari che sa riconoscersi e unirsi quando c’è un bene comune da difendere”, ha dichiarato Marco Pistidda, tra gli organizzatori dell’iniziativa.

Sebbene nata dal caso specifico di Caniga, la protesta ha voluto lanciare un messaggio più ampio: Sassari ha detto no agli allevamenti intensivi in tutta la Sardegna.

Nel corso della mattinata si sono alternati diversi interventi che hanno affrontato il tema da prospettive ambientali, sanitarie, etiche e sociali.
Luciana Milia, fondatrice di Io non ti mangio, ha descritto le condizioni degli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi, “privati di luce, spazio e dignità”.
La biologa nutrizionista Alessandra Mela ha illustrato i rischi legati a un consumo eccessivo di carne proveniente da tali sistemi, richiamando l’attenzione sull’uso di antibiotici e ormoni e sull’importanza di una maggiore consapevolezza alimentare, anche nelle mense scolastiche.

Il dottor Salvatore Brianda, medico ambientalista, ha spiegato i possibili effetti sulla salute derivanti dalle emissioni prodotte dagli allevamenti intensivi, che potrebbero incidere su apparato respiratorio e cardiovascolare della popolazione.
Fabio Porcu, referente del comitato L’Elefante nella stanza, ha invece sottolineato le criticità del sito di Caniga: un impianto “insalubre, collocato a poche decine di metri dalle abitazioni, con odori molesti e preoccupazioni per la gestione dei reflui”.

Anche Slow Food ha contribuito al dibattito, ricordando che esistono alternative concrete e sostenibili: produzioni locali, filiere corte, agricoltura rispettosa del territorio e delle persone. “Un modello alimentare che non esclude nessuno – è stato detto – ma che invita tutti a una maggiore responsabilità”.

Negli interventi conclusivi, Roberto Corona (LAV) e Fatima Fiocca (LEIDAA) hanno ribadito l’urgenza di una presa di posizione collettiva:

“Proteggere la salute della popolazione e il patrimonio ambientale della Sardegna significa ripensare il modello produttivo, non subirlo.”

La manifestazione ha voluto essere un appello civico più che una protesta settoriale: non solo contro un singolo impianto, ma a favore di una Sardegna che difende il proprio territorio e sceglie la sostenibilità.

Ieri, Piazza d’Italia è diventata l’immagine concreta di questa consapevolezza: persone diverse, unite da un unico obiettivo. Una sola voce per dire che la Sardegna merita davvero un futuro sostenibile.

Fonte: comunicato

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