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Twitter dovrà adeguarsi alla politica russa e rimuovere determinati contenuti. Altrimenti sarà blocco totale della piattaforma nel paese

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Non si può sempre vincere. Le autorità nazionali russe intendono bloccare la piattaforma social Twitter in tutto il paese sovietico entro un mese, a meno che la società di Jack Dorsey non rispetti tutte le richieste di rimozione di determinati contenuti. Al momento il sito è più lento del solito, ma andrà sempre peggio.

Come riportato da Reuters, questa minaccia segue una settimana di crescenti tensioni tra il paese e la piattaforma statunitense: il 9 marzo 2021, infatti, le autorità russe hanno citato in giudizio Twitter e altri social network sostenendo di non aver eliminato i post che esortavano i giovani a partecipare a proteste illegali a livello nazionale per l’incarcerazione di Alexei Navalny. Il 10 marzo, invece, le autorità di regolamentazione del paese hanno agito nei confronti di Twitter per non aver rimosso altri contenuti, che riguarderebbero lo sfruttamento dei minori, l’abuso di droghe e post che invitavano i minori a suicidarsi.

Vadim Subbotin, vice-capo del consiglio di sorveglianza delle comunicazioni del paese, Roskomnadzor, avrebbe dichiarato: “Twitter non sta reagendo alle nostre richieste come dovrebbe. Se la situazione continuerà, l’app verrà bloccata in un mese senza un ordine del tribunale”.

La risposta di Twitter al rallentamento nazionale in Russia: “Abbiamo una politica di tolleranza zero riguardo allo sfruttamento sessuale dei minori, è contro le Regole di Twitter promuovere, glorificare o incoraggiare il suicidio e l’autolesionismo e non consentiamo l’uso di Twitter per qualsiasi comportamento illegale o per ulteriori attività illegali, incluso l’acquisto e la vendita di droghe. Rimaniamo impegnati a sostenere l’Internet aperto in tutto il mondo e siamo profondamente preoccupati per i crescenti tentativi di bloccare e limitare le conversazioni pubbliche online”. 

Conversazioni pubbliche che, come nel caso dell’ex presidente statunitense Trump, erano state impedite dagli stessi fautori dell’internet libero.

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