Uccellagione, una pratica che impoverisce la Sardegna: l’operazione del Corpo Forestale tra Sinnai e Maracalagonis

Non è solo una notizia di cronaca, ma un richiamo alla responsabilità collettiva l’operazione condotta nei giorni scorsi dal personale della Stazione Forestale di Sinnai nelle campagne tra Maracalagonis e Quartucciu, dove è stato smascherato un nuovo episodio di uccellagione, una pratica illegale e crudele che colpisce indiscriminatamente la nostra avifauna. L’indagine è partita dall’osservazione dei movimenti sospetti di alcune auto nelle zone rurali e si è sviluppata con appostamenti mirati che hanno permesso agli agenti di sorprendere in flagranza un uomo di 66 anni residente a Maracalagonis mentre utilizzava reti per la cattura degli uccelli al passo dei tordi.

Nel corso dell’intervento è stato liberato un merlo ancora vivo, mentre un tordo è stato purtroppo recuperato senza vita. Le reti rinvenute – nove solo sul posto, pronte all’uso – sono state sequestrate prima che potessero intrappolare altri animali. La successiva perquisizione nell’abitazione dell’uomo ha portato alla scoperta di un vero e proprio sistema organizzato: sette ulteriori reti per uccellagione, spezzoni di rete, filo per confezionarle, 30 trappole a scatto tipo tagliola, oltre a due turdidi già spiumati e congelati. Materiale che testimonia come l’uccellagione non sia un gesto occasionale, ma una pratica sistematica che continua a sopravvivere nonostante i divieti.

Queste tecniche di cattura, vietate dalla legge perché non selettive, colpiscono qualunque volatile finisca nelle reti: non solo specie cacciabili, ma anche uccelli protetti e, in alcuni casi, specie il cui equilibrio numerico è già fragile. In una regione come la Sardegna, che rappresenta un punto chiave per le rotte migratorie nel Mediterraneo, ogni sottrazione illegale di fauna ha un impatto che va ben oltre il singolo episodio, incidendo su un sistema naturale delicato e prezioso.

Negli anni, numerosi etologi e ornitologi di fama internazionale hanno scelto la Sardegna come luogo di studio proprio per la ricchezza e la varietà della sua avifauna, apprezzandone l’equilibrio e l’unicità. Un patrimonio che non è solo scientifico, ma anche culturale e turistico: sempre più persone arrivano nell’isola per praticare birdwatching, osservando questi animali vivi, liberi, nei loro ambienti naturali, un’attività che valorizza il territorio senza distruggerlo.

Il Corpo Forestale continua a mantenere alta l’attenzione perché, se è vero che l’uccellagione oggi è meno diffusa rispetto al passato, è altrettanto vero che ogni rete rimossa e ogni trappola sequestrata rappresentano un passo fondamentale per difendere la biodiversità. Proteggere gli uccelli significa proteggere l’equilibrio della nostra terra: perché la Sardegna è più ricca quando i suoi cieli restano pieni di voli, canti e vita, non di silenzi lasciati da una caccia spietata e fuori dal tempo.

Di Vanessa Garau

 

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