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VIAGGIO NELL’ISOLA PIÙ REMOTA DEL MONDO

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VIAGGIO NELL'ISOLA PIÙ REMOTA DEL MONDO

Se avete mai sognato di fuggire in un’isola remota, il più lontano possibile dalla civiltà e dalle terre abitate, molto probabilmente questo è il posto che fa per voi.

In mezzo all’Atlantico meridionale, tra l’America del Sud e l’Africa, sorge uno degli insediamenti più remoti e isolati del pianeta. Si tratta della piccola isola vulcanica di Tristan da Cunha, dove si trova la città (o forse è meglio dire il villaggio) dal nome evocativo e poetico di Edimburgo dei Sette Mari (Edimburgh of the Seven Seas).

Paesaggi verde smeraldo, rocce nere a strapiombo, qualche casa colorata, Edimburgo dei Sette Mari è considerato uno dei più remoti ed isolati insediamenti umani di tutto il pianeta.

La terra abitata più vicina è l’isola di Sant’Elena (a 2172 Km) e il continente più vicino è l’Africa (a 2810 Km).

L’isola costituisce uno dei territori d’oltremare del Regno Unito ed è dipendente, sotto il profilo amministrativo, dall’isola di Sant’Elena.

EDIMBURGO DEI SETTE MARI

STORIA

Scoperta nel 1506 dal portoghese Tristão da Cunha, che le diede il suo nome, l’isola rimase disabitata per i successivi tre secoli. Venne occupata nel 1816 dalla Marina Britannica, preoccupata che potesse essere utilizzata dai francesi come base strategica per liberare Napoleone, in esilio nella vicina isola di Sant’Elena.

La guarnigione della marina venne ritirata nel 1817 ma alcuni dei suoi membri rimasero sull’isola formando una piccola comunità autosufficiente e la sua popolazione cominciò a crescere, soprattutto perché l’isola era un punto di scalo per le baleniere. Con il declino della caccia alle balene, il passaggio alle navi a vapore e l’apertura del Canale di Suez, l’isola vide sempre meno navi transitare, pertanto il processo di crescita subì un forte arresto. L’isola fu per lo più dimenticata, a parte in quelle rare occasioni in cui gli isolani si trovarono a soccorrere marinai naufraghi. Fu proprio in riconoscenza all’alto valore umanitario degli isolani che il governo britannico nel 1876 dichiarò formalmente le isole come parte dell’impero britannico.

Durante la Prima Guerra Mondiale, l’isola venne totalmente dimenticata dal Regno Unito e non vi furono contatti di nessun tipo per oltre 10 anni (nemmeno epistolari). Nel 1919, arrivò la notizia della pace e i contatti col mondo esterno ripresero, anche se sporadicamente.

L’ERUZIONE

Nel 1961 l’eruzione improvvisa del vulcano dell’isola costrinse gli abitanti ad una fuga repentina: dopo essere stati portati in salvo in Sudafrica, giunsero infine nel Regno Unito. Per tutti, fu come entrare in un mondo nuovo, sconosciuto, con la maggior parte delle persone totalmente terrorizzate. Nessuno degli isolani aveva mai visto una macchina prima, tantomeno una televisione o un tram. Ritrovarsi a Londra fu per loro totalmente scioccante. Il governo inglese, tentò di persuadere gli abitanti di Tristan a non tornare sull’isola: vennero offerte case e lavori ben pagati. Ma fu tutto inutile. Nel 1963, dopo neanche 2 anni, il 90% della popolazione decise di tornare nell’isola: qui trovarono totale distruzione e nessun animale, perché portati via da qualche nave di passaggio. Ma decisero di ricostruire e ricominciare a vivere.

STILE DI VITA

Tristan da Cunha ha un piccolissimo porto, nessun aeroporto e i residenti non hanno il cellulare. La televisione è arrivata solo negli anni ’80 e tutti i generi alimentari e per la vita quotidiana devono essere importati dal Sudafrica. Fino a poco tempo fa era ancora in uso il baratto. Oggi la popolazione usa i soldi solo per la necessità di importare. I ricavi avvengono attraverso la vendita di costosissimi francobolli con il timbro dell’isola e attraverso la vendita di aragoste, considerate tra le più buone al mondo. La popolazione vive in una straordinaria simbiosi di aiuto sociale. Le case di Edimburgo dei Sette Mari non hanno chiavi, né allarmi, né chiusure: le porte restano sempre aperte e la criminalità è inesistente. Tradizione vuole che, chiunque uccida un animale o raccolga dal proprio orto, divida tutto con chi in quel momento ha bisogno. Il legame affettivo degli abitanti di Tristan è forte, così come è forte il loro attaccamento all’isola. La vita su questa isola è semplice e pacifica.

COME RAGGIUNGERLA

L’isola non è facile da raggiungere. Per recarvisi è necessario inoltrare una domanda di autorizzazione all’amministrazione dell’isola. Poi è possibile prendere una nave da Città del Capo che impiega circa 7 giorni di viaggio per raggiungere la destinazione. È necessario conoscere in anticipo il programma dei viaggi, in quanto solo tre navi viaggiano verso l’isola.

Insomma, non ci si arriva per caso, ma è sicuramente un ottimo modo, per dirla all’inglese, di scappare “far from the madding crowd”, via dalla pazza folla, per vivere forse un giorno il sogno di una vita remota e lontana da tutto.

Articolo scritto da Claudia Desogus

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