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ESTATE 2020, ALLA SCOPERTA DEL SULCIS-IGLESIENTE-GUSPINESE A PASSO LENTO LUNGO IL CAMMINO MINERARIO DI SANTA BARBARA

SANTUARIO DEL BUON CAMMINO
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Un anello di 500 chilometri nella regione del Sulcis-Iglesiente-Guspinese alla scoperta delle antiche miniere sarde

Diversi esperti del settore sono convinti che nel nostro prossimo futuro da turisti ci saranno soprattutto le forme di mobilità dolce.  A piedi, in bike o a cavallo purché in chiave slow, questa è certamente la formula considerata la più fruibile in tempo di Coronavirus. Le ordinanze regionali e comunali si stanno allentando ed il clima è sempre più mite nel Sud Ovest della Sardegna. E’ questa la terra che ospita il Cammino Minerario di Santa Barbara , un anello di 500 km che attraversa i territori del Sulcis, Iglesiente e Guspinese.

Cammini e Slow Mobility per valorizzare il turismo fuori porta

Nell’attesa del decreto sul turismo, per cominciare già oggi si può camminare in sicurezza mantenendo il distanziamento previsto dalle normative, in famiglia o in solitaria partendo dalla propria città. Cogliamo questa opportunità per dare impulso al turismo di prossimità e alle micro-economie locali pensando a nuove forme di ospitalità low cost dedicate alle famiglie, che quasi certamente potrebbero essere le prime a prediligere questo tipo di mobilità.

Da Iglesias a Nebida: un tour tra miniere, antiche ferrovie e natura nel nome di Santa Barbara

Oggi proponiamo la prima tappa del CMSB che parte dal “cippo” posato al centro della Piazza dedicata a Quintino Sella, nella città medievale di Iglesias. Da qui si raggiunge il Santuario dedicato alla Madonna del Buon Cammino, la cui immagine (che rappresenta un pellegrino in ginocchio davanti alla Vergine che gli indica la via) è già icona eloquente di una benedizione che scende su chi parte da questo luogo santo.

Giunti al Santuario dopo un tratto in salita piuttosto impegnativo, le Sorelle (monache clarisse) accolgono con un sorriso incoraggiante i pellegrini che si presentano per timbrare la propria credenziale. Del resto come il Cammino di Santiago di Compostela, anche il Cammino Minerario di Santa Barbara prevede un “passaporto” da timbrare ad ogni singola tappa. Prima della partenza consegnano il nastro, una striscia di tela blu con il nome e il logo del Cammino affinché possa essere legata allo zaino in segno di riconoscimento e motivo di orgoglio.

Si prosegue lungo antichi tracciati minerari che attraversano colline metallifere, tra la fitta macchia mediterranea e le testimonianze della passata attività mineraria (pozzi, scavi, gallerie e forni di calcinazione).

Giunti al sito di Monteponi, ove in tempi no Codiv-19  si può sostare e visitare Pozzo Sella, si raggiunge Monte Scorra (235 m/slm) attraverso una comoda strada carrabile recentemente lastricata con conglomerato cementizio (già pista ciclabile).

Lasciata alle spalle la valle di Iglesias si raggiunge l’antico villaggio minerario di Nebida dal quale si può osservare la splendida costa, qui lo sguardo si perde fin oltre Masua. L’immagine del Pan di Zucchero è sempre sullo sfondo così come il profumo della macchia e del mare nelle narici fino a raggiungere la chiesa di Santa Barbara a Nebida.

La Torre ed il Testimonium

A tutti coloro che avranno completato l’intero cammino viene consegnata una placchetta di ceramica, roccia carbonatica o lamina di argento, che rappresenta una “torre” ovvero il logo del Cammino Minerario mentre a chi percorre almeno 100 km viene riservato il Testimonium, una pergamena nella quale è descritto sinteticamente il senso e lo spirito del Cammino

Tracce di memoria

“Andavamo a piedi alla miniera – Sono nato a Montecani nel 1930. A 17 anni sono entrato a lavoro ad Acquaresi e lavoravo nell’esterno in officina. Però, siccome in officina si guadagnava poco, allora ho detto al caposervizio che volevo andare in galleria e mi hanno trasferito in miniera perché si guadagnava qualche cosa di più. Andavo a piedi alla Miniera di Scalittas passando in questo sentiero anche di notte quando si montava al terzo turno, d’estate e d’inverno. La lampada a carburo ci illuminava il sentiero e siccome quando c’era vento ti spegneva la candela, si metteva un parafiamma o un pezzo di lamiera alla candela, ma si andava piano sempre po fai luxi a su mori (per fare luce al sentiero)”. Gino 82 anni, ex minatore. Nebida, 2012

I dettagli tecnici del percorso, i punti di interesse e la ricettività sono consultabili cliccando QUI, si consiglia di scaricare sempre le tracce GPS e di acquistare la guida aggiornata “IL CAMMINO MINERARIO DI SANTA BARBARA – A piedi in Sardegna tra storia e natura” di Giampiero Pinna, pubblicazione e diffusione a cura di Terre di Mezzo Editore.

 

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