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Firenze:trapiantata una bambina affetta da una gravissima forma di leucemia

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Una bambina di un anno e cinque mesi, è stata sottoposta  a un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche per curare una forma di leucemia mieloide ad altissimo rischio. La piccola doveva essere sottoposta a trapianto in tempi rapidi, ma i tamponi rino-faringei a cui è stata sottoposta nell’arco degli ultimi mesi continuavano a dare sempre lo stesso responso di positività al Coronavirus. I medici hanno dovuto fare una scelta rischiosa. 

Non avevamo scelta, perciò abbiamo preso il coraggio a quattro mani e abbiamo deciso di andare avanti”, spiega Veronica Tintori, responsabile della Sezione trapianti ematopoietici del Centro di eccellenza di oncologia ed ematologia, diretto da Claudio Favre. La scelta, a distanza di un mese dal trapianto si é dimostrata essere quella giusta, perché ora la bimba é stata dimessa ed è a casa. 

“È ancora presto per cantare vittoria – come riportato in una nota dell’ospedale – la piccola dovrà seguire adesso un serrato percorso di cure e controlli per monitorare l’andamento della patologia oncologica, ma il suo recupero rappresenta intanto un grande traguardo. E il buon esito della procedura trapiantologica offre un importante spiraglio di speranza per tutti i bambini che, in futuro, dovessero trovarsi nella sua stessa condizione.”

La scoperta della malattia, la positività al Covid e la speranza

La diagnosi di leucemia è arrivata quando la bambina aveva nove mesi. La piccola è stata affidata alle cure dei medici del Centro di eccellenza di oncologia ed ematologia pediatrica. Inizialmente, da protocollo, è stata sottoposta ad alcuni cicli di trattamenti chemioterapici. Purtroppo nel mese di marzo la piccola è risultata positiva al coronavirus e quindi i medici hanno dovuto attendere per il trapianto. Ad agosto però la situazione si è aggravata e il trapianto non poteva più essere rimandato.

I medici hanno deciso di utilizzare il padre aploidentico, cioè compatibile al 50%, e il percorso è iniziato.

Per affrontare questo delicatissimo passaggio, il Meyer ha formato un’equipe multidisciplinare che ha coinvolto tutte le risorse disponibili all’interno dell’ospedale: dall’equipe del reparto trapianti agli oncoematologi, dagli infettivologi agli immunologi, dal Servizio immuno-trasfusionale alla pediatria. Cruciale il ruolo degli infermieri specializzati dedicati alla bambina. “E’ stato un grande sforzo organizzativo – continua Tintori – in cui la Direzione dell’ospedale ci ha sostenuto e supportato”. Le cellule, donate dal padre, hanno attecchito e non si sono verificate, al momento, complicanze particolari.

“La peculiarità di questo trapianto – conclude Favre – è stata l’averlo iniziato con la piccola ancora positiva al Covid 19 e in assenza di una risposta immunitaria di guarigione. Ci trovavamo a iniziare la procedura trapiantologica in una condizione clinica paragonabile a una brutta influenza: in questi casi il trapianto viene solitamente rinviato. Trattandosi di Covid 19 il rischio di complicanze gravi era di gran lunga superiore. Una decisione quindi molto sofferta e discussa più volte da tutto il nostro gruppo di oncoematologi del Meyer. In letteratura, almeno da quanto ci risulta, non erano descritti casi di questo tipo e non sapevamo come avrebbe potuto reagire la bambina. Prima di procedere abbiamo sentito anche il parere non vincolante della commissione scientifica del Gitmo (Gruppo italiano trapianto di midollo osseo) e abbiamo chiesto l’opinione a numerosi esperti internazionali. Vorrei infine ringraziare tutti i miei collaboratori del Centro di eccellenza e in particolar modo il dottor Tommaso Casini che ha seguito, momento per momento, l’intero percorso terapeutico della bambina”.

Una speranza e una buona notizia per i tanti bimbi che stanno affrontando una dura battaglia. 

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