Politica nazionale e estera

GOD SAVE THE UK

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Un verso del celebre inno nazionale britannico recita: Confound their politics,/Frustrate the Navish tricks, Confondi i loro intrighi, frustra le loro manovre disoneste. Sembrerebbe quasi profetico alla luce di quanto sta andando in scena oggi, dopo 3 anni e mezzo di tira e molla, colpi di scena e confusione. L’unica differenza è che i nemici dell’impero britannico sono diventati loro stessi quando, in quell’infausto 23 Giugno 2016, optarono per staccarsi irragionevolmente dalla cara, vecchia e malandata Unione Europea, concludendo un matrimonio lungo circa 47 anni. Alla mezzanotte dell’ultimo Venerdì di Gennaio, con gli animi ancora esacerbati tra i favorevoli alla Brexit e contrari, tre Premier passati per Downing Street e la corona distratta dalle ultime vicende familiari, il popolo britannico resterà col fiato sospeso tutto il 2020. L’anno appena iniziato vedrà infatti Boris Johnson impegnato a negoziare con Bruxelles i futuri rapporti con la Gran Bretagna, nella speranza di ottenere un accordo di libero scambio che a molti pare un lontano miraggio, mentre sul fronte interno tirano venti di rottura dal momento che la premier scozzese Sturgeon, ribattezzata Braveheart, ha dichiarato che “la Scozia rientrerà nell’Unione Europea ma da indipendenti”. Insomma, nonostante l’incauto ottimismo del premier Johnson e dell’ala antieuropeista dei Tories, la situazione nel Regno Unito non sembra essere la più rosea, nessuna certezza rassicurante e la prospettiva di una rottura drammatica con l’Europa che rischia di materializzarsi a fine anno, il prezzo più alto da pagare per la Brexit voluta irragionevolmente da alcuni che ora rischia di mettere a repentaglio le certezze di un popolo abituato ad essere leader anzichè controfigura nello scacchiere politico mondiale. Ora, come recita London Calling dei Clash, Now that war is declared and battle come down.

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Marco Loi Editor
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