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IL SINDACATO DEI CARABINIERI DELLA SARDEGNA LAMENTA LE CONDIZIONI DI LAVORO

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Anche il SIM (Sindacato Italiano Militari) dei Carabinieri della Sardegna, per bocca del segretario Generale Vincenzo Gerardo Di Rosa e del segretario Generale Aggiunto Andrea Boni, fa sentire la sua voce lamentando le condizioni in cui operano talvolta senza indicazioni precise su come intervenire e di come sia inadeguata la divisa tradizionale in questi momenti di emergenza. “ I Carabinieri, – scrive il SIM – quelli della prima linea, quelli della Territoriale, quelli dell’Organizzazione Mobile e Speciale, che profondono quotidiano impegno e sforzi, quelli cioè che hanno prossimità con la popolazione, seppure con il conforto di Superiori, operano con disposizioni non risolutive, ma solo con raccomandazioni sull’igiene personale, su quello delle auto e del luogo di lavoro, il più delle volte integrata a spese degli stessi Carabinieri che se ne occupano.”

La mancanza di disposizioni particolareggiate su come intervenire in presenza di un contagio è uno dei problemi che rappresenta il sindacato “Utili si rileverebbero ordini e indicazioni precise e competenti contro questo nemico invisibile, in maniera chiara tale che non si limiti a indicazioni generiche, e fornendo con un po’ di coraggio i DPI e le riserve, in maniera tale da non limitarsi a suggerire di utilizzarli solamente in quelle situazioni in cui sia chiaro che il contagio sia potenzialmente e concretamente reale perché si hanno notizie, dai mass media, dell’aumento di casi di persone asintomatiche. È troppo alto il rischio che i Carabinieri diventino essi stessi veicolatori del virus.”

Il SIM non solo rappresenta le difficoltà operative ma suggerisce come si potrebbe intervenire utilizzando invece che la divisa ordinaria “la tuta da OP, come già fatto in occasione della possibile alluvione nell’anno 2017, perché una cosa è pulire e sanificare quelle tute, un’altra è doverlo fare con la divisa in cordellino nero. Bisognerebbe prevedere la possibilità di avere la pronta reperibilità nei propri domicili quando l’impiego non è strettamente necessario, perché ciò, consentirebbe di razionalizzare l’esposizione al rischio coronavirus al solo personale impiegato che, non infetterebbe i rimanenti appartenenti al reparto, consentendo nella malaugurata ipotesi di contagio, di avere una Forza Convalescente che turna.”

Secondo il sindacato militare questi accorgimenti solleverebbero  “il morale del personale e perché un domani, magari colpiti da qualche problema polmonare, legato a strascichi di questo maledetto virus, non vedendosi riconosciuto alcun indennizzo, non ci si senta dire “ha sbagliato ad agire in quel modo”.”

I Carabinieri comunque continueranno ad operare anche in presenza di tutte le difficoltà “mettendo anche in questa occasione in pericolo la loro incolumità e mettendo mano al proprio portafogli per proteggersi, ma chiediamo oculatezza: bisogna riflettere sul fatto che anche un solo militare contagiato, fa chiudere un intero Reparto.”

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