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La Procura indaga sull’utilizzo della scorta del Premier Conte a favore della fidanzata

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La Procura di Roma indaga sull’auto di servizio del Presidente del Consiglio, o meglio su come quell’automobile sarebbe stata utilizzata dalla sua fidanzata, Olivia Paladino.

La vicenda all’attenzione del sostituto Procuratore Carlo Villani e dell’aggiunto Paolo Ielo nasce da una denuncia depositata dall’esponente e consigliera regionale di Fratelli d’Italia Roberta Angelilli. Il fascicolo potrebbe essere inviato al Tribunale dei ministri.

Nel fascicolo i pm potrebbero ipotizzare l’abuso d’ufficio in relazione alla scorta oppure il peculato nell’eventualità fosse stata utilizzata la macchina di servizio.

La storia inizia lo scorso 26 ottobre, quando la Paladino si rintana in un supermercato per evitare le insistenti domande de Le Iene. Un servizio, quello realizzato da Filippo Roma, che non è mai andato in onda ma il cui contenuto sarebbe parzialmente trapelato tramite Dagospia.

Il giornalista avrebbe voluto fare domande su presunti favoritismi di cui avrebbe goduto il padre della fidanzata di Conte, Cesare Paladino. La donna, una volta dileguatasi, avrebbe poi chiesto aiuto agli uomini della scorta. L’obiettivo dell’indagine sarebbe dunque quello di appurare se le forze dell’ordine intervenute in difesa della Paladino fossero quelle in servizio a Palazzo Chigi.

Palazzo Chigi sostiene che dagli accertamenti svolti si è trattato di un intervento «casuale» perché il supermercato dista poche decine di metri dall’abitazione del premier in piazza Fontanella Borghese. Gli agenti in sostanza sarebbero accorsi per il parapiglia senza la consapevolezza che ad essere coinvolta era Paladino.

Il Tribunale dei ministri ha novanta giorni per esprimersi. Compiute le indagini preliminari e sentito il pm, il Tribunale dei ministri può decidere l’archiviazione dell’inchiesta – nel qual caso il decreto non è impugnabile – oppure la trasmissione degli atti con una relazione motivata al procuratore della Repubblica, affinché chieda l’autorizzazione a procedere. 

Sulla vicenda è stata presentata ai magistrati anche una relazione di servizio al ministero dell’Interno, che ricostruirebbe l’episodio. In base alla relazione, il personale di scorta era in attività definita “di osservazione e controllo” sotto casa della compagna del presidente del Consiglio poiché lui era nell’appartamento.

Mentre erano in attesa del premier, i poliziotti si sarebbero resi conto della concitazione a pochi metri e un addetto del supermercato avrebbe chiesto aiuto perché una signora era in difficoltà. Dal documento emergerebbe che “non è mai stata usata la macchina della scorta”, anche perché la signora Paladino è tornata subito a casa, che si trova a pochi metri; che inoltre ”non c’è stato un intervento di Conte” e che il premier non era informato e ha saputo della vicenda “solo una volta uscito di casa”.

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