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LETTURE IN COMPAGNIA DI…RITANNA ARMENI

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Quando il direttore artistico di Liberevento, mi chiese quale dei tanti autori importanti avrei voluto presentare al Festival culturale, sinceramente non ebbi nessun dubbio: Ritanna Armeni. Non potevo assolutamente farmi scappare l’occasione di discorrere con una grande professionista come l’Armeni. La conoscevo come giornalista, come scrittrice, ma conoscerla personalmente è stata una vera sorpresa.
Sono entrata in possesso del suo meraviglioso libro “Una donna può tutto. 1941: volano le Strega della notte.” qualche settimana prima della serata. Raramente definisco un libro meraviglioso. Non perché negli anni io non abbia mai letto libri meravigliosi. Ma il libro della Armeni non solo è scritto utilizzando un italiano raramente perfetto nella sua semplicità, ma soprattutto racconta una storia avvincente e profonda che non poteva non essere raccontata.
Ma chi è Ritanna Armeni? Come già anticipato Ritanna, è giornalista e scrittrice. Ha lavorato come caporedattrice al periodico «Noi donne», poi a «il manifesto» e nella redazione di «l’Unità», a «Rinascita» e, ancora, opinionista sul quotidiano «Il Riformista». Nel 1998 è diventata portavoce dell’allora segretario di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, del quale ha curato, con Rina Gagliardi, il volume “Devi augurarti che la strada sia lunga” (Ponte alle Grazie 2009). È stata per tre anni conduttrice di “Otto e mezzo” insieme a Giuliano Ferrara. Ha pubblicato “Di questo amore non si deve sapere” (Ponte alle Grazie 2015), vincitore del Premio Comisso. Tra gli altri suoi titoli usciti sempre con Ponte alle Grazie: “La colpa delle donne “(2006), “Prime donne. Perché in politica non c’è spazio per il secondo sesso” (2008). (tratto dalla biografia)
Durante la preparazione della mia intervista, avevo scritto tantissime domande che le avrei voluto proporre. Più che domande delle curiosità. Ma durante l’ora a nostra disposizione, di fronte a un vasto pubblico, nella meravigliosa cornice della Torre sabauda di Calasetta, con il mare al nostro fianco e la luna ad accompagnare la meravigliosa serata estiva, alla fine mi sono ritrovata a chiacchierare e soprattutto ascoltare estasiata i suoi racconti come si fa con delle vecchie amiche. Perché Ritanna è così, una donna affascinante con tante piccole pillole preziose che ti regala quando ti racconta di come ha deciso di scrivere delle Streghe. Umile e per niente altezzosa nonostante la sua notorietà.

La trama: Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne. La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare. Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle. Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia. È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».
Perché consiglio la lettura di questo libro? Perché parla della Storia con la S maiuscola, perché senza le donne del 588 reggimento, forse oggi ci sarebbe un altro “Mondo”. Perché parla di emancipazione femminile in un periodo storico importante. Ma soprattutto perché non dobbiamo dimenticare, perché conoscere i fatti ti rende veramente libero.

N.B.: l’immagine scattata durante la serata del Festival culturale Liberevento è del fotografo Cristian Strina.
https://www.liberevento.it/

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