Protezione civile: tecnologia, cooperazione e prevenzione, il progetto AMIS per affrontare le sfide del rischio costiero

Si è svolto questa mattina negli spazi dell’Autorità di Sistema Portuale presso il Molo Ichnusa, l’evento di divulgazione del progetto AMIS – Sistemi Avanzati di Monitoraggio e gemelli digitali per la sicurezza e resilienza della costa, finanziato nell’ambito del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo.

Ad aprire i lavori il Direttore generale della Protezione Civile della Regione Sardegna Mauro Merella, che ha portato i saluti istituzionali anche dell’Assessora della difesa dell’ambiente Rosanna Laconi, sottolineando il valore strategico del progetto alla luce di eventi estremi sempre più frequenti. Il recente ciclone “Harry”, fortunatamente senza vittime, ha evidenziato in modo concreto la crescente esposizione al rischio costiero. “AMIS – ha dichiarato Merella – rafforza le sinergie internazionali, in particolare quelle già consolidate con la Francia, e contribuisce alla crescita del Sistema regionale di protezione civile, sempre più orientato a un approccio territoriale e a una pianificazione multirischio e multilivello”. Durante l’evento, moderato da Silvia Serra, coordinatrice del Centro Funzionale Decentrato, sono stati presentati risultati e prospettive del progetto.

Sergio Deiana ha evidenziato il ruolo dei “gemelli digitali” per comprendere la dinamica degli eventi costieri e migliorare la gestione del rischio. Carlo Brandini del Consorzio LaMMA, capofila del progetto, ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato su un tema prioritario come il dissesto idrogeologico, con tecnologie al servizio della prevenzione.

Massimo Perna ha illustrato i principali prodotti del progetto: la piattaforma Digital Twin e l’Atlante del rischio costiero, strumenti complementari per la condivisione dei dati e la simulazione degli scenari futuri, anche su scala temporale estesa, basati su dati satellitari e programmi europei come Copernicus. Tra i casi studio, Luca Carpi dell’Università di Genova, ha presentato il sito pilota di Camogli, evidenziando la vulnerabilità delle coste e la difficoltà nella gestione delle allerte in presenza di eventi estremi fuori scala, come la tempesta Vaia del 2018.

Un focus è stato dedicato all’analisi del ciclone “Harry”. Andrea Ruju di Arpas e Simona Granata del CFD hanno descritto le fasi previsionali e di monitoraggio, mettendo in luce l’interazione tra rischio marino e idraulico e la crescente interconnessione dei fenomeni. Daniela Pani del CFD ha illustrato gli effetti al suolo dell’evento: forti venti, allagamenti costieri, esondazioni e frane, con impatti rilevanti nei bacini in particolare del Flumendosa e del Cedrino. L’esperienza del ciclone “Harry” ha rappresentato un banco di prova fondamentale per avviare un percorso verso la costruzione di un sistema di allerta dedicato alle mareggiate, basato su codici colore analoghi a quelli già in uso per il rischio idrogeologico e idraulico.

L’introduzione di questi codici consentirà di rafforzare la capacità di comunicazione del rischio verso i territori, fornendo indicazioni più chiare e tempestive ai sindaci e alle comunità e migliorando la gestione operativa delle emergenze. In questa direzione, sono già in corso attività di analisi e definizione di scenari, anche grazie ai dati raccolti durante l’evento di gennaio.

Sul fronte dell’innovazione, Roberta Ferretti del CNR, ha presentato l’impiego di robotica marina per il monitoraggio costiero, mentre Davide Schenone, anche lui a rappresentare il CNR, ha illustrato le applicazioni dei droni aerei nella mappatura dei rischi geomorfologici. A chiudere i lavori, Frédéric Poydenot del CPIE ha evidenziato il ruolo della comunicazione partecipativa per aumentare la consapevolezza delle comunità. Tra gli strumenti, un “gioco serio” basato su tabellone e tessere, che consente di simulare scenari di rischio e stimolare il confronto tra i partecipanti, con risultati variabili a seconda dei territori analizzati.

Il progetto AMIS si conferma uno strumento fondamentale per integrare ricerca, tecnologia e protezione civile, rafforzando la capacità dei territori di affrontare i rischi costieri in un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti.

Fonte e immagine: Regione Sardegna

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