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Una meravigliosa storia di emigrazione dalla Sardegna alla Bulgaria: Il talento di Francesco Todor Calia

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Questa storia comincia ben 27 anni fa, quando Alessandro Calia ha lasciato la sua Sardegna per trasferirsi in Bulgaria. Approdò nel maggio del 1997 nello stato balcanico per conoscere una ragazza, Pavlina, che solo un anno dopo sarebbe diventata sua moglie.

Non senza emozione, l’attuale vice Presidente dell’Associazione Sarda “Sardica” con sede nella capitale bulgara, ci racconta di sé: “Quel lontano mese di maggio, mi fermai quattro giorni. A giugno ben dieci. Per poi stare in Bulgaria sia nei mesi di luglio e agosto. Alla fine, il 1° ottobre del 1997 mi trasferii definitivamente a Sofia”.

Conobbe Pavlina per corrispondenza. Internet stava facendo capolino nel nostro mondo e da lì a breve, l’avrebbe stravolto e Alessandro utilizzava Videonline, la creatura tecnologica di Niki Grauso che in Sardegna è stato il capostipite di questo universo rivoluzionario. “Collezionavo schede telefoniche di tutto il mondo e scrivevo in ogni dove per farmele mandare. Ero – mi rammenta – uno dei più grandi collezionisti e giravo le fiere in Italia e in Europa, per ottenerle. Menziono Verona e Maastricht in Olanda”.

Alessandro per questa sua passione arrivò anche alla televisione di Stato. “Fui invitato due volte da Tiberio Timperi e da Maria Teresa Ruta a Uno mattina e la mia passione trovò risalto, oltre a girare per tutta la Sardegna grazie all’allora direttore della SIP, Leonardo Melis”.

E dalla Bulgaria, Pavlina scrisse ad Alessandro e cominciò una correlazione fitta durata tre anni. Sino alla magia del loro primo incontro. Alessandro si iscrisse ad un corso intensivo di bulgaro e in nove mesi, raggiunse quell’apprendimento necessario per acquisire il diploma e iscriversi all’Università più antica della Bulgaria, la ‘Clemente di Ocrida’.

Il 26 luglio 1988 Pavlina e Alessandro si congiunsero in matrimonio. Dopo quatto anni e mezzo, Alessandro si laureò in geografia e geologia ottenendo il master in turismo. E’ stato il fondatore del circolo “Sardica” (l’antico nome di Sofia), il primo in assoluto nell’est europeo.

Nel 2001 ha fondato la società che si occupa di servizi alle imprese. “Lo stesso anno – espone – ho conosciuto la famosa archeologa Dimitrina Mitova Gionova, che ha scoperto l’unico pozzo sacro nuragico della Bulgaria, nel paese di Garlo a cinquanta chilometri dalla capitale. E poi a riguardo ha scritto un libro che mi ha dedicato”.

Dopo dieci anni di matrimonio, quando i due coniugi avevano quasi perso le speranze, è nato Francesco Todor. “Lo chiamammo con il nome dei due nonni – enuncia con emozione – perché non credevamo di poter aver altri bambini. Francesco si è rivelato un bambino sveglio e quasi prodigioso. In tutte le discipline sportive, ma anche didattiche, risultava sempre il migliore. E così sin dagli anni della scuola materna”.

Francesco è sempre stato molto eclettico nelle attività che svolgeva: danza, ping pong, atletica leggera, balli folkloristici, nuoto, karate (dove a soli 11 anni era già cintura marrone) ed ovviamente calcio.

Il papà quasi a disagio e sottovoce, ci racconta di un ragazzo che fosse predestinato nel bruciare le tappe. “A nove anni – riferisce – doveva fare la prima comunione ma per gli impegni calcistici perse troppi appuntamenti con il catechismo e lo rimandarono all’anno successivo. E fu proprio in quell’anno a seguire che venne il Papa in Bulgaria e Francesco fece la prima comunione al cospetto di Sua Santità: un’emozione indimenticabile per lui e per noi come genitori cristiani praticanti”.

A distanza di otto anni dalla nascita di Francesco, contrariamente alle premesse, è arrivato Emanuele, il secondogenito, che è considerato dalla coppia ‘un indomabile sardo bulgaro’ ma molto meno vivace del fratello maggiore. Alessandro e Pavlina lo scorso anno hanno festeggiato i venticinque anni di matrimonio.

Papà Alessandro, per il comprensibile imbarazzo di parlare in prima persona del proprio figlio, lascia che sia l’amico di sempre a farlo.

Un’altra personale conoscenza che ho in Bulgaria, è quella di Carlo Manca. Arrivato a Sofia nel 2000, ha conosciuto Alessandro in un ristorante sardo. “Abbiamo subito fatto amicizia – evidenzia Carlo – e sono entrato nel circolo Sardica come segretario generale e da allora collaboriamo in svariati settori. La nostra amicizia ha ormai più di 20 anni”.

Ho visto nascere e crescere Francesco Todor – continua Carlo – e proprio quando aveva cinque anni gli comprai un pallone e nonostante non avesse mai dato un calcio, vidi che aveva un talento naturale nel controllo di palla e nel portarla avanti. Una cosa del tutto inusuale poiché fino ad allora il calcio non gli interessava. Dissi subito ad Alessandro vedrai diventerà un buon calciatore e lui si si mise a ridere. Mi colpi pure il fatto che a cinque anni quando andava ancora alla scuola materna, conosceva perfettamente tutte le tabelline, anche quelle più difficili e parlava perfettamente italiano e bulgaro come molto bene l’inglese”.

È considerato da tutti gli addetti ai lavori nel mondo del calcio, un talento dalla classe cristallina: Francesco Todor Alessandro Calia è nato a Sofia il 29 agosto 2008. Ha cominciato a fare sport dai quattro agli undici anni col karate col grado di 2 kiu cintura marrone.  “Era l’unico che prendeva due cinture per volta – ricorda Carlo – nonostante fosse il più piccolo del club, come età e come stazza. In un torneo lo vidi vincere la medaglia d’oro e pure un premio di 100 euro, ed aveva solo10 anni”.

La sua contemporanea crescita calcistica, lo ha portato purtroppo a fare una scelta di disciplina sportiva da seguire, visti i contigui impegni scolastici, dove comunque si è sempre distinto con voti altissimi.

A cinque anni ha cominciato a giocare a calcio nella Football Star, quindi è passato per sei mesi nella categoria ‘leoncini’ di Sofia, dove si è messo subito in evidenza. Le sue doti non sono passate inosservate agli scout del Levski, una dei principali club della capitale. “Da quella prima volta – Carlo sottolinea con orgoglio – Francesco ha fatto passi da gigante. Faceva 250 palleggi a sette anni, aveva un dribbling che faceva cadere gli avversari ed una velocità inconsueta per la sua età. Insomma, brividi per noi tutti che lo seguivamo. A dieci anni lo invitarono per la prima volta a giocare una settimana col Cagliari, mi ricordo che si allenavano a Monte Claro e subito fece notare la sua classe giocando e facendo vincere la sua squadra realizzando quattro reti”.

Ad otto anni, Francesco era già un leader riconosciuto dai compagni e dai preparatori, tanto che primeggiava con la sua squadra in tutti i tornei a cui prendeva parte sia in Bulgaria che all’estero. Le sue qualità di palleggio e la velocità nella corsa, anche grazie al suo fisico asciutto e scattante, evidenziavano a tutti che si era d’innanzi ad un campioncino.

E’ stato scelto come miglior giocatore del Milan camp in Bulgaria tra gli oltre 250 calciatori ed è andato alle finali mondiali a Milanello per due anni consecutivi. “Un allenatore delle giovanili rossonere – dice Carlo – una volta mi ha detto che è uno spettacolo veder giocare Francesco Todor”.

Dopo tre anni al Levski, è passato al Cska Sofia (come se a Milano varcasse il Naviglio per passare dall’Inter al Milan) dove ha giocato per altre tre intense stagioni sino alla categoria under 14. Col Cska ha vinto anche  il  torneo internazionale RED CUP AITEF Sardegna   battendo tra gli altri  i pari età del Cagliari e del Partizan Belgrado.

A quell’età è stato convocato per la selezione nazionale bulgara dove ha fatto un ritiro di una settimana, e quindi è passato, per cittadinanza e per il cognome che porta sulle spalle, alle giovanili del Cagliari.

In Sardegna il giovanissimo talento, vive nel capoluogo dell’isola nella Foresteria da ormai due anni e frequenta la seconda superiore all’Ipsia Meucci.

Recentemente ha esordito con la nazionale bulgara under 16 giocando due amichevoli contro la Germania segnando anche un gol. “Da bambino era gracilino ma molto veloce e scattante – afferma Carlo -. Sia nel Levski che nel Cska, nei test era il più rapido della squadra. Oggi Francesco è cresciuto molto ed è alto quasi un metro e ottanta. E poi, ha proprio nel DNA tipico sardo le sue peculiarità migliori: tenacia e testardaggine che utilizza per raggiungere gli obiettivi.”

Ogni volta che fa un goal qui in Bulgaria – dicono all’unisono Alessandro e Carlo – i sardi che vivono qui si emozionano tantissimo e ci rende orgogliosi”.

di Massimiliano Perlato

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