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EFFETTO CORONAVIRUS: PARTITE RINVIATE.

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Niente porte chiuse: per evitare un danno d’immagine in tutto il mondo (oltre al danno economico) le cinque partite di serie A previste in un primo tempo senza spettatori sono state spostate al 13 maggio. Ha vinto la linea portata avanti con fermezza dal mondo dello sport, con in testa il presidente della Juventus Andrea Agnelli, preoccupato che la partitissima di domani sera fra i bianconeri e l’Inter si potesse giocare senza pubblico.

Stasera c’era in programma Udinese-Fiorentina (alle 18), domani Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia e in serata appunto Juventus-Inter. Le altre gare di questo weekend si svolgeranno regolarmente,           a porte aperte.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ed il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, hanno condiviso questa strategia del rinvio. Lo stesso ha fatto Gabriele Gravina, che ieri aveva convocato gli stati generali in FIGC. La soluzione migliore era appunto quella di rinviare, pur con il problema di un calendario molto fitto (la finale di Coppa Italia sarà programmata per mercoledì 20 maggio). E stamattina, proprio in zona Cesarini, il governo ha dato il via libera, e la Lega di A ha potuto ufficializzare lo spostamento chiesto con insistenza anche ieri.

La Svizzera ha chiuso il suo campionato (e non terrà nemmeno il congresso della Wada in marzo). L’Italia non chiude, vuole ripartire, pur con problemi innegabili per il Coronavirus. In tutto il mondo (oltre 200 le emittenti collegate con Torino per il derby d’Italia) avrebbero visto d’altronde un campionato dimezzato, metà partite, senza pubblico: un danno di immagine notevole non solo per il calcio italiano ma anche per il Paese. E su questo è stato fatto un appello, ora accolto, al governo da parte di tutto il mondo dello sport.

Montano però le proteste sui social, in particolar modo da parte dei tifosi nerazzurri: due giorni fa a Milano si è giocata l’Europa League a porte chiuse, ed avrebbero gradito fare altrettanto a Torino, visto il momento poco brillante con il quale la Juventus si approcciava al match.

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Omar Sansone Editor
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