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AUGURI ERRI DE LUCA, UNA VITA DEDICATA ALLA MONTAGNA E ALLA SCRITTURA

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Te lo dico una volta e già è troppa: sciacqua le mani a mare prima che metti il morso all’esca. Il pesce sente odore, scansa il boccone che viene da terra. E fai tale e quale a come vedi fare, senza aspettare uno che te lo dice. Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua”. (Erri De Luca)

Enrico De Luca, detto Erri, napoletano di nascita,  non poteva certo festeggiare i suoi 70 anni lontano dalle sue amate montagne.

Lo scrittore che con i suoi libri incanta il pubblico stupendolo ogni volta, l’uomo che per sopravvivere ha dovuto imparare l’arte di diversi mestieri, l’amico della montagna ha fatto della passione per la scrittura la sua professione.

Una vita dedicata alla politica, allo studio delle lingue tra cui l’ebraico antico e alla conoscenza, Erri viene definito un uomo all’apparenza ruvido ma che con gli occhi esprime un’energia vulcanica, una vera forza della natura.

Durante la guerra nei territori della ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Erri cambia mestieri, cambia luoghi geografici, camaleonticamente si adatta ad ogni nuova situazione. E’ uno dei pochi scrittori oggi ad usare ancora carta e penna e ad esercitarsi in ogni luogo ed in ogni circostanza.

Dopo il primo manoscritto “Aceto Arcobaleno” raccontato ad un pubblico ristretto, con “Non ora, non qui” ottiene la prima pubblicazione nel 1989, quando ha quasi 40 anni.

“Non ora, non qui” è una rievocazione della propria infanzia trascorsa a Napoli. Negli anni successivi pubblica numerosi libri. Dal 1994 al 2002 i suoi lavori vengono regolarmente tradotti in lingua francese: la notorietà letteraria transalpina gli vale i premi “France Culture” per il libro “Aceto, arcobaleno”, il Premio Laure Bataillon per “Tre Cavalli” e il Femina Etranger per “Montedidio” con il quale inaugura il nuovo millennio letterario. E ancora “I pesci non chiudono gli occhi”(2010), “La faccia delle nuvole”(2016).

Vi è in ultimo “Il Giro dell’oca”, nel quale la presenza del figlio mai nato diventa motivo per interrogarsi severamente sulle tappe principali della sua vita, uno scambio di racconti e da parte del figlio uno spirito critico verso il padre.

Nel 2011 crea la Fondazione Erri De Luca  la quale persegue finalità sociali con il supporto di varie discipline artistiche tra cui la raccolta e digitalizzazione di manoscritti.

Oggi ha dichiarato: “La parola rivoluzione è scaduta, si è esaurita nel Novecento, la nuova è «una generazione profetica» – dice parlando dei tredicenni-quindicenni – Sono ammirato, ci credo in questa gioventù. Stanno accumulando saperi per poter inventare un futuro dell’economia del mondo che sarà della riparazione e del risanamento e che potrà essere redditizia. Chi nega questa evidenza, come chi nega le pandemie, sono cascami del passato”.

 

 

 

 

 

Romina Ripa Author
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