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Eutanasia, Papa Francesco: “Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio”.

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Papa Francesco dedica la ventesima catechesi dell’udienza generale agli ultimi momenti di vita del padre terreno di Gesù, di cui nulla scrivono i Vangeli, ma che si pensa abbiano avuto l’amorevole assistenza della Vergine Maria e di Gesù, “prima che lasciasse la casa di Nazaret” e iniziasse la sua vita pubblica.

Sì alle cure palliative, no all’aiuto al suicidio

E sottolinea che dobbiamo essere grati alla medicina che attraverso le “cure palliative” aiuta a vivere l’ultimo tratto di strada “nella maniera più umana possibile”, ma non dobbiamo “confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano ad uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio”. E quindi “va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati”.

La cosiddetta cultura del “benessere” cerca di rimuovere la realtà della morte, ma in maniera drammatica la pandemia del coronavirus l’ha rimessa in evidenza. E’ stato terribile, la morte era dappertutto, e tanti fratelli e sorelle hanno perduto persone care senza poter stare vicino a loro, e questo ha reso la morte ancora più dura da accettare e da elaborare.

Staccando di nuovo gli occhi dal foglio, Papa Francesco ricorda il racconto di un’infermiera, che accudiva una nonna morente a causa del Covid-19.

Le disse: “Io vorrei salutare i miei, prima di andarmene”. E l’infermiera, coraggiosa, ha preso il telefonino e l’ha collegata. La tenerezza di quel congedo …

La fede aiuta ad affrontare la paura della morte

Il Pontefice sottolinea che oggi “si cerca in tutti i modi di allontanare il pensiero della nostra finitudine, illudendosi così di togliere alla morte il suo potere e scacciare il timore”. Ma, ribadisce, “la fede cristiana non è un modo per esorcizzare la paura della morte, piuttosto ci aiuta ad affrontarla”.

Immorale l’accanimento terapeutico

Secondo il Papa se il Vangelo ci dice “che la morte arriva come un ladro”, per quanto noi tentiamo di volerla tenere sotto controllo, “magari programmando la nostra stessa morte”, rimane un evento con cui “dobbiamo fare i conti e davanti a cui fare anche delle scelte”. Due, sottolinea, sono le considerazioni “per noi cristiani”. La prima, affrontata anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

Non possiamo evitare la morte, e proprio per questo, dopo aver fatto tutto quanto è umanamente possibile per curare la persona malata, risulta immorale l’accanimento terapeutico.

Accompagnare alla morte, non provocarla

Quanta saggezza, aggiunge Francesco, nella frase del popolo fedele di Dio: “lascialo morire in pace”. La seconda considerazione “riguarda invece la qualità della morte stessa, del dolore, della sofferenza”:

Dobbiamo essere grati per tutto l’aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette “cure palliative”, ogni persona che si appresta a vivere l’ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile. Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano ad uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio.

Fonte: Vaticano

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