Cultura

Sul Romanzo siciliano di Beppe Costa di Alessandra Tucci

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Poesia in prosa.

È questa l’arte se si sa giocare, ma veramente, è dissonante e perfettamente armonica.

Furente come solo sa essere un poeta avvelenato. E a tratti dolce. Sono fugaci lampi, è soave per i brevi attimi in cui gli cola dalle labbra il dolce del veleno. Quello che ammalia e lentamente ammazza. Senza mai uccidere.

Parole come armi. Ci sono tutte, dalla sega al coltello è lama che taglia. La Sicilia fatta a fette e ricomposta nella congelata polpetta della nonna, salvifica e avvelenata, un telo chiaroscuro (s)teso sopra tutta la famiglia, da tessere e disfare. Morte e rinascita, la vita che fluisce. Senza arretrare ma costantemente in stallo.

Chiodi che trafiggono, le parole crocefiggono.

L’aria che affoga senza lasciar respiro, nessun fiato, quella colma della arroventata lava srotolata su Catania dal suo Etna, l’aria stantia raccomandata dai dotti  medici e sapienti del bel paese adagiato sul Mediterraneo, da musici e politici, politicanti idraulici imbianchini salumieri giornalisti ingegneri nelle leve, tra gli ingranaggi del sistema ben oliati. Ma tutti con l’alloro sotto naftalina per il giorno della festa. In sfilata.

Proiettili e parole, poetiche all’inverso, è il dramma dell’esistere, il suo spettacolo.

È fumante la pistola con la pallottola eternamente in canna. Tragicomicante spuntata, la donna nel cannone che non spara se non brevi attimi di orgasmo e di piacere. Pie illusioni, ma è rinascita costante, il desiderio dell’esistere pensando e senza farlo, in apnea. A prescindere. È il bramare. L’arte del bramante.

Rabbia furiosa e sfilacciata, ha il dolore conficcato nella carne, è pieno di speranza. Dentro il più incantato disincanto, dietro il sipario, il sapere percepire il sapore della vita che non sa di plastica come il preconfezionato status, quello sociale.

È acre e dolce, è salato amaro aspro speziato, è stopposo a volte, fluido e corposo, dannatamente sciapo, troppo salato.

L’aroma di questo esistere che il poeta con un tocco sa risvegliare al vivere che è masticare tutto senza scartare. E risputare fuori sotto forma di parole. Vive.

Una pallottola (s)puntata. Dritta al cuore.

Che accende tutti i sensi, sballotta tra peccati ed espiazioni, nel mare grosso, Costa in lontanza, all’orizzonte.

Un proiettile che spara. E non uccide.

Perché è fuoco, sì, ma  c’è la maestria del suo artificiere a farlo esplodere senza mai bruciare.

di Alessandra Tucci

 

Beppe Costa: Romanzo siciliano, 

Pellicanolibri, 1984/2018, pag. 220, € 12

 

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