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UTA:IN CARCERE DROGA INTRODOTTA CON OVULI VAGINALI

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UTA:IN CARCERE DROGA INTRODOTTA CON OVULI VAGINALI

Nella Casa Circondariale “Ettore Scalas” UTA, è andata a buon fine una Nuova operazione contro il traffico e introduzione di stupefacenti. Nella serata di ieri 14 febbraio 2020, un detenuto C.D. di Cagliari, durante il colloquio interno, ha ricevuto un ovulo contenente dello stupefacente, dal peso lordo di circa 50 gr. da parte della propria compagna S.D. originaria di Sanluri. Il tutto ai fini di consumo e traffico all’interno dell’istituto.

COME SI INTRODUCE LA DROGA ALL'INTERNO DELLE CARCERI?

La tecnica è quella dell’occultamento degli ovuli, all’interno dell’apparato vaginale da parte della donna cedente che procede ad estrarre l’ovulo durante la fruizione del colloquio con movimenti e metodi ben studiati. Il ricevente da parte sua con lesti movimenti preleva l’ovulo per poi procedere all’introduzione per via rettale per l’occultamento.

L’OPERAZIONE E LA DENUNCIA

L’operazione è riuscita grazie al personale di polizia della C.C. di Uta, che nonostante le scarse risorse a disposizione, continua la lotta contro i costanti tentativi di introduzione di stupefacenti nel carcere.  A darne notizia è il Coordinatore regionale della FP CGIL Polizia Penitenziaria Atzeni Sandro, che esprime i propri complimenti per l’ottimo risultato raggiunto a coloro che hanno partecipato all’operazione andata a buon fine, dimostrando ancora una volta di possedere doti di elevata professionalità e spirito di abnegazione. Non è la prima volta che il personale di Polizia Penitenziaria presente in quest’istituto ottiene questi risultati, distinguendosi per gli ottimi successi. Risultati ottenuti anche in presente di una forte carenza di operatori. La Fp Cgil Polizia Penitenziaria auspica da parte dei Superiori Uffici Dipartimentali dell’Amministrazione Penitenziaria un intervento atto al potenziamento del servizio. La lotta continua nonostante la disperata situazione deficitaria di uomini e mezzi e strumenti per la sicurezza.

L’assoluta mancanza di precisi provvedimenti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, basterebbero ad attenuare il problema. Uno fra tutti il tipo di abbigliamento da indossare da parte dei famigliari in visita ai propri congiunti. Lascia perplessi come a livello politico ed in particolare al Ministero della Giustizia non si attivi alcun tipo di deterrente e/o limitazione per sostenere la lotta contro questi continui episodi di illegalità diffusa. Si pensa evidentemente ed in via esclusiva ai diritti e non ai doveri di chi legittimamente sottoposto a misure di privazione della libertà.

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