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CROAZIA: OLTRE AL CORONAVIRUS ARRIVA IL TERREMOTO

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Dopo il coronavirus, il terremoto.

Questa mattina la terra ha tremato a Zagabria.

Due forti scosse, di magnitudo 5.3 (scala Richter) alle 6.24 e 5.0 alle 7.01 hanno costretto la popolazione ad uscire in massa nelle strade e nei parchi della città, non rispettando la distanza interpersonale di almeno due metri, obbligatoria da un paio di giorni per l’emergenza coronavirus.

Molti cittadini si sono chiusi nelle proprie automobili per evitare di stare in casa, ma dalla notte scorsa è peggiorata anche la situazione meteorologica. In città è tornato il freddo, la colonnina di mercurio è scesa di circa 10 gradi rispetto a ieri.

Il primo ministro Andrej Plenkovic ha invitato la popolazione alla calma ed a rispettare le istruzioni della protezione civile: sia sul rischio di ulteriori scosse di terremoto, sia sul fronte del virus (nel Paese sono stati accertati nelle ultime ore altri 29 casi di coronavirus con il totale che sale a 235.). “Bisogna mantenere la calma e rispettare le regole – ha detto -. Ce la faremo”.

La conta dei danni
Finora risulta solo un ferito grave, un ragazzo di 15 anni finito sotto le macerie nel crollo di un palazzo nel centro della capitale croata. Secondo le prime informazioni ci sarebbero anche tre feriti lievi. Colpiti i palazzi più vecchi e le chiese, compresa la cattedrale, uno dei simboli più conosciuti della città: una delle guglie è caduta sul tetto della sede arcivescovile, che ha subìto danni maggiori della stessa chiesa. All’interno della cattedrale è scoppiato anche un piccolo incendio, subito domato.

Scosse avvertite anche in Italia dal Friuli fino alle Marche
Le due scosse sono avvenute entrambe alla profondità di circa 10 chilometri; sono state superficiali, e per questo sono state avvertite chiaramente anche in Italia, da Trieste fino alle Marche, come da osservazioni del sismologo Alessandro Amato dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Il terremoto è avvenuto in una zona che anche in passato è stata colpita da almeno quattro terremoti importanti, fino all’ottavo grado della scala Mercalli, nel 1775, nel 1880, nel 1905 e nel 1906.

A generare il sisma è stato “un meccanismo di tipo compressivo”, ha spiegato Amato, nella zona in cui si incontrano le regioni tettoniche delle Dinaridi, delle Alpi, e del bacino della Pannonia. L’area delle Dinaridi si muove in direzione Nord-Ovest, verso il bordo orientale delle Alpi e con un movimento laterale verso destra rispetto bacino della Pannonia.
I movimenti, segnalati dai Gps, avvengono al ritmo di circa 2 millimetri l’anno.

Dalla mappa preliminare degli effetti del terremoto, estratta da oltre 1.500 questionari inviati al servizio “Haisentitoilterremoto” emerge che le scosse sono state avvertite nelle province di Trieste, Venezia, Verona e lungo la costa Adriatica settentrionale fino alle Marche.

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