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La professoressa sarda che dichiara la sua disobbedienza civile

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Un’insegnante di Villaputzu non ci sta alle imposizioni del Governo sul possesso del Green Pass e con una lettera aperta scrive alla sua dirigente scolastica informandola della sua disobbedienza civile.

Gentile Preside, -scrive la professoressa Elisabetta Diana Pitzurra –  grazie alla filosofia di vita interna al nostro Istituto, che mette in collaborazione quattro indirizzi diversi di studio e pratica, grazie alla nostra disponibilità di docenti, personale ausiliario e tecnico, grazie ad una Dirigenza attenta e aperta al dialogo anche nell’imprevisto, noi non siamo mai mancate ai doveri di solidarietà nell’affrontare questa scala tematica monocorde che da due anni sembra portarci agli inferi.

In realtà è il primo dovere di chiunque operi nella scuola sostenere la centralità della dignità umana, del dialogo formativo e informativo, dell’educazione, del rispetto delle diversità, la difesa dei diritti, la non discriminazione, la non violenza. Con questi principi abbiamo lavorato in emergenza con la didattica in presenza, la didattica a distanza, la didattica mista, le mascherine, le igienizzazioni, il distanziamento, la quotidiana riorganizzazione dei trasporti, la distribuzione dei libri nei paesi, l’aiuto alle famiglie in necessità grazie ai nostri orti e frutteti, non ultima la paradura del foraggio al Montiferru.

Nessun caso di Covid da noi che abbiamo mantenuto in libertà i diritti costituzionali di vaccinarsi o non vaccinarsi, così come facoltativo in tutto il mondo.

Sì, la natura qui ci ha salvato da un tracollo alle porte, fisico e mentale, ma che ne sarà de su tempus benidore?.

L’analisi che fa la professoressa della società odierna non si discosta dalla realtà e con dati palesi argomenta il decadimento sociale del luogo ma anche quello regionale “Qui non si nasce più, prima venivamo alla luce in casa, oggi se non partorisci in curva, ti aspettano il cesareo e soldi da versare nelle strutture di città.

Il nostro ospedale San Marcellino è stato aggredito da logiche di smantellamento scriteriato a favore dell’incremento delle prestazioni private, come in tutta la Sardegna, quella stessa mafioneria che fa partire dalla Regione 60 milioni di euro verso il Mater Olbia del Quatar, mentre nei nostri paesi mancano i medici di base e le guardie mediche, si contano le saturazioni dei posti letto rimasti: non abbiamo mai visto tanta gente stare così male per strada e dovremo anche accollarcene la responsabilità? Per il bene di chi si accanisce ora il teatro dell’emergenza con il Green Pass? Siamo disposti ad offrire il braccio al terzo, quarto, quinto vaccino, fino allo svuotamento dei magazzini, affare fatto? Il brutto virus esiste in tante forme e ora si cura, ma nella narrazione troppe cose non sono chiare, o quantomeno sono contraddittorie, per esempio: se io faccio un passo di un metro, all’interno della scuola sono da sospendere perché non ho il Green Pass, ma se faccio un metro dalla porta verso l’esterno, tutto è regolare, non ho limiti di spostamento e posso stare con le ragazze e i ragazzi!

La Pitzurra sottolinea anche le modifiche continue che il governo attua nei confronti della società e che di certo non aiutano la tenuta psicologica delle persone.

Noi vediamo i formulari liturgici del governo cambiare ogni giorno, ora ai docenti che pensano di difendere i diritti costituzionali della libertà di scelta vaccinale, viene chiesto un tampone obbligatorio ogni 24 ore per aver il Green Pass ed il diritto al proprio lavoro. Tradotto, in base all’orario settimanale, ognuno di noi dovrebbe pagare un pizzo di stato che va dai 96 a 216 Euro al mese: Ma si può mettere a regime una follia di questo calibro? A questo è arrivata la civiltà? Questo agire conferma che nei paesi sviluppati diminuisce il quoziente intellettivo sempre più ridotto a macchina, impoverito nel lessico ed impaurito, ma qui ci sono in gioco i diritti civili e le libertà e in questa deriva autoritaria e impositiva siamo tutti gli uni contro gli altri.

Il Green Pass è un obbligo mascherato al vaccino, di uno Stato che non si prende responsabilità e che della confusione e dell’inquietudine ha fatto l’arma vincente.

Ma questo grande esperimento sociale deve finire, lo chiedono le bambine ed i bambini che all’inizio di questa storia, chiusi in casa, non potevano andare al parco o disegnare perché nelle cancellerie dei supermercati era proibita la vendita di album e pastelli colorati, a queste creature dovremo rispondere sul perché ai loro cani era permesso uscire e gioire della natura e a loro no. Dovremo tenere viva la conoscenza storica del cosiddetto AHNENPASS o certificato genealogico che nel 1933 entrava nelle famiglie tedesche altrimenti non potevi accedere agli uffici pubblici, scuole, autobus, teatri, biblioteche…..come noi ora. Gentile Preside la mia è una disobbedienza civile per la difesa del libero pensiero, contro ogni discriminazione, perché non si rinunci mai al dialogo ed allo spirito critico.”

La nota finale nella lettera converge sul sistema scolastico in affanno da troppo tempo “E’ evidente che la scuola italiana in Sardegna non funziona, è un cadavere che trucchiamo da troppo tempo e che sforna il 32% di abbandono degli studi: è con questa disumanizzazione emergenziale che pensano di sopperire a decenni di carenze, ritardi, menefreghismo e ignoranza ministeriale? Ora alle dirigenze è richiesto di fare controlli sul personale esterno alle scuole e sui genitori, cioè avete studiato per fare i vigili urbani?

Qualunque contratto perde validità quando lede la dignità di una persona o di un popolo, ed è innegabile che certe procedure offendono l’intelligenza e la ragione: non merita questa presa in giro una civiltà come la nostra che almeno 1500 anni prima dell’origine di Roma, erigeva torri complesse di pietra, ed era al centro di una talassocrazia mediterranea e non solo. Non meritano coltellate le nostre madri e i nostri padri che hanno mantenuto alto il pensiero e mai lo hanno reso nemico da arginare, da Giuseppe Dessì al quale è dedicata la nostra scuola, ad Antonio Gramsci maestro eccelso di difesa delle libere opinioni in tempi neri.

La mia è una panica spinta al rispetto di una questione privata, intima, personale, come il vaccino sì o no, che è stata fatta oggetto di scontro e infamia politica, un gioco al quale preferisco partecipare da libera, chiedendo il rispetto per entrambe le scelte e per questa mia decisione di fare scuola ad un metro esterno a quella porta d’ingresso.

Cercate di procedere con cura, ora siamo 20 insegnanti presenti su 100 necessari.

E’ notizia di oggi che da domani la ATP di Sassari si preoccuperà del trasporto di studenti e studentesse obbligandoli alla mascherina, al facilitatore interno al bus e al “divieto di parola”.

Gentile Preside, io mi assumo tutte le responsabilità di quanto accadrà e per la stima che le porto, le chiedo di non penare per quelle burocrazie che ci metteranno a confronto per legge, non è contro di lei la mia disobbedienza civile, noi sappiamo che la dialettica non ha bisogno di insulti, ce l’hanno insegnato i nostri poeti improvvisatori, le nostre launeddas. Ciò che seguirà sarà un modo per renderci conto che si, è vero, potevo prendere un congedo da questa bolgia restando senza retribuzione, come tanti stanno facendo, e come anche la sospensione prevede.

Apparentemente non c’è differenza, – conclude la coraggiosa professoressa – ma nella sostanza c’è la messa in gioco della dignità di un’insegnante che crede nella centralità della scuola, fino a desiderare che continui ad essere un presidio di civiltà.

Comments (1)

  1. FabritiusDesogus Frau

    grande, Prof.ssa.

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